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Via libera al decreto attuativo per la certificazione volontaria che affiancherà il logo UE; FederBio parla di un passaggio chiave per riconoscibilità, tracciabilità e competitività del bio nazionale.

La Conferenza Stato-Regioni ha raggiunto l’intesa sul decreto attuativo relativo al “Marchio del biologico italiano”, la certificazione volontaria prevista dalla Legge n. 23 del 2022 che affiancherà il logo biologico europeo. Il provvedimento rappresenta un passaggio chiave nel percorso di attuazione della normativa nazionale sul biologico, con l’obiettivo di rafforzare la riconoscibilità dell’origine italiana delle materie prime e valorizzare le produzioni bio sul mercato interno e internazionale.

Il marchio, su base volontaria, è pensato per integrarsi con il quadro normativo europeo, senza sostituire il logo UE, e punta a offrire un ulteriore livello di identificazione e tracciabilità per i prodotti biologici ottenuti da materie prime di origine italiana, nel rispetto delle regole comunitarie in materia di certificazione e controlli.

I pareri

Tra i soggetti che hanno espresso una valutazione positiva sull’intesa figura FederBio, che considera il via libera della Conferenza Stato-Regioni un passaggio rilevante per lo sviluppo del comparto biologico nazionale.

Secondo Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, l’approvazione del decreto rappresenta «un altro tassello per l’avvio di una misura che può contribuire allo sviluppo del settore, costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i produttori e garantendo ai cittadini una maggiore riconoscibilità del biologico nazionale». Il marchio, sottolinea FederBio, non si configura solo come elemento distintivo, ma come strumento operativo per rafforzare la competitività delle filiere biologiche italiane anche sui mercati esteri.

L’associazione evidenzia inoltre il ruolo del biologico nella tutela degli ecosistemi e della biodiversità, richiamando l’attenzione sul legame tra pratiche agricole, sostenibilità ambientale e identità dei territori. In questa prospettiva, il marchio potrebbe contribuire a consolidare il posizionamento dell’agroecologia come riferimento per l’intero sistema agroalimentare.

Sul fronte governativo il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Luigi D’Eramo, ha definito l’intesa in Conferenza Stato-Regioni come “un ulteriore passo verso una misura che renderà riconoscibili le nostre eccellenze, offrendo un’ulteriore garanzia ai cittadini sull’origine della materia prima e sugli alti standard di qualità e sicurezza dei prodotti biologici italiani”.

Secondo Coldiretti, il nuovo marchio italiano del biologico ha un ruolo importante per rafforzare la fiducia dei consumatori e la competitività della filiera nazionale. La federazione sottolinea che la misura può contribuire a contrastare l’aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, valorizzando l’origine italiana e le produzioni locali.

Il contesto di mercato

Il via libera al decreto arriva in una fase di crescita del comparto. Secondo le anticipazioni dei dati dell’Osservatorio SANA, nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2%, raggiungendo un valore complessivo di 5,5 miliardi di euro, mentre l’export di prodotti biologici italiani si è avvicinato ai 3,9 miliardi di euro.

Numeri che, secondo gli operatori del settore, confermano una domanda in aumento da parte dei consumatori, sempre più attenti ai temi della sostenibilità, dell’origine delle materie prime e della trasparenza lungo la filiera. In questo quadro, il Marchio del biologico italiano si inserisce come strumento aggiuntivo di valorizzazione, destinato a completare – e non a sovrapporsi – al sistema di certificazione già esistente a livello europeo.