La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha emesso una sentenza di grande impatto sul quadro giuridico europeo che regola la coltivazione degli organismi geneticamente modificati (OGM).
Con pronuncia depositata il 5 febbraio 2026, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il sistema europeo per limitare o vietare la coltivazione di OGM è compatibile con il diritto Ue, legittimando di fatto la posizione italiana che proibisce la coltivazione di mais MON810, nonostante la sua approvazione comunitaria.
L’origine della controversia risale a procedimenti giudiziari in Italia, nei quali un agricoltore contestava l’ordine di distruzione delle piante e una sanzione di 50 000 € comminata per aver seminato mais MON810 nonostante il divieto nazionale. Le questioni sono state sollevate dai giudici nazionali al fine di ottenere una pronuncia pregiudiziale dalla Corte di Giustizia sui profili di compatibilità dell’ordinamento europeo con la normativa italiana.
La decisione
Nel suo giudizio la Corte ha approfondito i rapporti tra diverse norme chiave del diritto europeo — in particolare la Direttiva 2001/18/CE sul rilascio deliberato di OGM e il Regolamento 1829/2003 sugli alimenti e i mangimi OGM — nonché la Decisione di esecuzione (UE) 2016/321 che disciplina l’ambito geografico delle autorizzazioni.
Secondo i giudici la procedura introdotta nel 2015 che consente a uno Stato membro di chiedere alla Commissione europea di limitare o escludere la coltivazione di un OGM sul proprio territorio è conforme al diritto Ue e non è necessario che lo Stato membro adduca nuove evidenze scientifiche di rischio per la salute o l’ambiente per richiedere tale limitazione, purché la procedura sia rispettata. Inoltre, secondo la corte il sistema non viola norme come la libera circolazione delle merci, la libertà d’impresa, la non discriminazione o il principio di proporzionalità in quanto le misure non impediscono la importazione o il commercio dei prodotti OGM autorizzati nell’Unione.
Questa interpretazione ribalta alcune rappresentazioni dei precedenti sviluppi giurisprudenziali, secondo cui gli Stati membri avrebbero potuto imporre divieti solo in presenza di evidenze scientifiche di rischio conclamate. In realtà, la Corte non ha subordinato il potere di limitare la coltivazione a una prova di rischio nuovo e specifico, ma ha sancito che il meccanismo legale previsto dall’Unione può essere legittimamente utilizzato anche per questioni più ampie sulla gestione del territorio e delle filiere agricole.
Il contesto
La pronuncia giunge in un contesto europeo segnato da forti tensioni tra approcci scientifici e giuridici alla regolamentazione degli OGM. Per decenni l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha ripetutamente confermato che varietà come il MON810 non presentano rischi per la salute umana o l’ambiente sulla base dei dati disponibili, come già evidenziato in passate valutazioni.
Tuttavia, numerosi Stati membri — inclusa l’Italia — hanno adottato divieti o restrizioni alla coltivazione, spesso invocando ragioni di politica agricola o precauzionali. Questo ha generato contenziosi e dibattiti giuridici in sede nazionale ed europea, con interpretazioni divergenti sulla portata delle norme europee negli anni.
Dal punto di vista istituzionale, la sentenza chiarisce che la discrezionalità procedurale riconosciuta agli Stati membri sul territorio non è in conflitto con l’assetto del mercato unico. La Corte ha difeso l’architettura normativa Ue come in grado di bilanciare armonizzazione comunitaria e autonomia nazionale, soprattutto su materie come la coltivazione OGM che toccano sensibilità socio-economiche e ambientali diverse tra i Paesi dell’Unione.
Implicazioni pratiche per l’agroalimentare
Dal punto di vista dell’agricoltura e della filiera alimentare, la sentenza ha effetti concreti. In primo luogo, conferma il potere dell’Italia di mantenere il divieto di coltivazione di specifici OGM all’interno dei propri confini. Secondariamente questo giudizio non influisce sull’autorizzazione all’importazione e all’uso in alimenti e mangimi degli OGM autorizzati a livello europeo, consentendo al mercato di continuare a utilizzare questi prodotti (per esempio per la lavorazione di farine o mangimi animali).