In uno studio CREA, pubblicato sulla rivista internazionale Plos One, il 97,5% dei 679 campioni di miele analizzati è risultato potenzialmente indicativo per evidenziare la presenza di patogeni negli alveari.
La ricerca molecolare sul miele come strumento innovativo e non invasivo per il rilevamento e il monitoraggio dello stato di salute delle api mellifere: è questo l’obiettivo dello studio “Molecular Detection of Bee Pathogens in Honey from Various Botanical Origins”, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One e condotto da un team di ricercatori del CREA Agricoltura e Ambiente, guidato da Giovanni Cilia, nell’ambito dei progetti europei GENAPIS.IT.3 (coordinato da Cecilia Costa) e MEDIBEES (coordinato da Antonio Nanetti).
Il dettaglio
Il monitoraggio tradizionale dei patogeni nelle colonie di api mellifere comporta il campionamento diretto di singole api, un processo che può risultare sia logisticamente impegnativo sia invasivo, poiché richiede la raccolta di numerosi esemplari. Per evitare indagini così impattanti su questi insetti, il gruppo di ricercatori del CREA (Rossella Tiritelli, Gian Luigi Marcazzan, Cecilia Costa, Antonio Nanetti e Giovanni Cilia) ha utilizzato tecniche molecolari innovative che, attraverso l’analisi del DNA ambientale (eDNA) e dell’RNA ambientale (eRNA), rendono il miele un potente bioindicatore. L’estrazione di materiale genetico da campioni ambientali, anziché direttamente dagli organismi, rappresenta infatti un metodo affidabile per la rilevazione dei patogeni delle api.
Le analisi molecolari condotte su 679 campioni di miele, provenienti da tutte le venti regioni italiane, hanno rilevato la presenza di otto patogeni (DWV, CBPV, ABPV, BQCV, KBV, Nosema ceranae, Crithidia mellificae, Lotmaria passim) nel 97,5% dei casi. I più diffusi sono risultati DWV (81,7%), N. ceranae (56,1%) e CBPV (56,0%). Sono state ottenute stime della prevalenza, dei carichi e della co-presenza dei patogeni ed è stata valutata la loro variazione in base al tipo di miele, alla regione e all’area geografica più ampia, con l’obiettivo generale di stabilire una base epidemiologica per la salute delle colonie.
«Si tratta – precisa Giovanni Cilia, ricercatore che ha coordinato il team autoriale dello studio – di dati significativi per la salute delle api, che non compromettono in alcun modo la qualità e la sicurezza del miele per l’uomo. Nel complesso, la rilevazione molecolare dei patogeni delle api nel miele può fornire un metodo di screening rapido ed efficace per sorvegliare la salute delle colonie senza disturbare l’attività delle arnie, prevenendo e contrastando l’elevata prevalenza di infezioni virali e parassitarie».
Saranno necessarie ulteriori indagini per determinare se la presenza di eRNA/eDNA di patogeni delle api nel miele corrisponda a un’infezione effettiva degli alveari e se l’analisi del miele consenta di stimare in modo affidabile i carichi patogeni negli apiari. Tuttavia, i risultati dello studio incoraggiano a fare del miele l’epicentro di un sistema di sorveglianza nazionale dello stato di salute delle api e ad approfondire la correlazione tra la quantità di patogeni nel miele e la condizione reale delle colonie.
Qui il link all’articolo: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0336324
Qui il link alla news internazionale Eurekalert pubblicata dalla rivista scientifica: https://www.eurekalert.org/news-releases/1108328
Fonte: CREA