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Attualità
Salute & Nutrizione

Ragazzi sovrappeso, un tema non solo sanitario ma culturale che coinvolge comuni e mense scolastiche. La proposta di introdurre un’ora di educazione alimentare nelle scuole, affiancata da un approccio esperienziale che porti i bambini fuori dall’aula e dentro la filiera.

Il Campidoglio ha ospitato il XXIII Meeting Nazionale di Rete Città Sane – OMS, l'appuntamento annuale che ha trasformato Roma nel cuore pulsante del dibattito sulla salute pubblica urbana. Organizzato dalla Rete italiana Città Sane — associazione che opera in stretto coordinamento con l’Organizzazione Mondiale della Sanità — l'evento ha riunito i sindaci dei comuni membri, esperti di sanità pubblica e rappresentanti delle istituzioni nazionali.

Ai lavori hanno preso parte figure chiave come Annamaria Palmieri, Presidente della Rete, insieme a delegati dell'OMS e numerosi amministratori delle oltre settanta città aderenti, impegnati nel definire strategie locali capaci di rispondere a sfide globali quali il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali.

In questo contesto di confronto istituzionale, un contributo tecnico significativo è arrivato dalla relazione della nutrizionista Ilenia Grieco, che ha evidenziato come “la prevenzione si costruisca a tavola”.

Il suo intervento ha preso il via da numeri poco piacevoli da leggere. In Italia quasi 3 bambini su 10 arrivano già alla scuola primaria in eccesso di peso. Non è solo un dato sanitario, ma il segnale di abitudini alimentari che si formano troppo presto e che, senza interventi strutturati, tendono a consolidarsi nel tempo.

Secondo i dati 2023 di OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il 19% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, il 9,8% è obeso e il 2,6% presenta obesità grave. A questi numeri si affiancano comportamenti diffusi: colazioni inadeguate, consumo frequente di snack e bevande zuccherate, scarso apporto di alimenti come i legumi.

“La prevenzione non può iniziare negli ambulatori, ma deve partire molto prima, dalla scuola e da ciò che i bambini imparano a tavola”, sottolinea Grieco. In questo scenario, la mensa scolastica assume un ruolo strategico: non solo servizio, ma infrastruttura quotidiana di salute pubblica. “È un’aula a tutti gli effetti, dove si forma il gusto, si costruiscono abitudini e si entra in contatto con alimenti che spesso non fanno parte della quotidianità”, prosegue la Grieco.

Il tema non è solo sanitario. Riguarda anche il modo in cui le città costruiscono sistemi alimentari più sostenibili. La qualità dei pasti passa dalla scelta delle materie prime, dalla stagionalità, dalla filiera e dal legame con il territorio. Integrare prodotti locali, biologici e meno processati significa migliorare la qualità nutrizionale e, allo stesso tempo, ridurre l’impatto ambientale.

Accanto a esperienze virtuose già attive in diverse realtà italiane, restano criticità: accesso diseguale al servizio, qualità non sempre omogenea, scarso monitoraggio degli sprechi e un utilizzo ancora limitato delle filiere locali.

Da qui la proposta portata al Meeting: introdurre un’ora di educazione alimentare strutturata nelle scuole, affiancata da un approccio esperienziale che porti i bambini fuori dall’aula e dentro la filiera, tra fattorie didattiche, aziende agricole e luoghi della produzione alimentare.

Un passaggio in cui il ruolo dei Comuni è centrale: possono mettere in relazione scuola, territorio e sistema produttivo, trasformando la mensa in uno strumento concreto di prevenzione e in una leva delle politiche urbane sostenibili.

“La prima medicina si costruisce a tavola - conclude Grieco -. “Anche da lì passa il rapporto futuro con il cibo, con le risorse e con il territorio”.