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Tecnologie
Carni e derivati

82.570 i culatelli sigillati rispetto ai 73.550 del 2024. Il fatturato ha raggiunto i 24 milioni di euro, sfiorando il record del 2022. Il preaffettato rappresenta il 41,5% del totale, con un 1,06 milioni di vaschette immesse sul mercato

Dati che fanno sorridere gli operatori del settore. Un aumento della produzione del 12% con un fatturato al consumo di 24 milioni di euro, sfiorando così il record del 2022 dove erano stati raggiunti i 25,2 milioni. Sono alcuni dei principali numeri comunicati dal Consorzio di Tutela del Culatello di Zibello DOP, all’interno del consuntivo sui dati economici del comparto relativi al 2025. L’ente di tutela rappresenta tutte le 20 aziende produttrici della DOP e ha chiuso l’anno con 82.570 culatelli sigillati, in crescita del 12% rispetto ai 73.550 del 2024.

Entrando ancora più nel dettaglio, i chilogrammi certificati a destinati al Culatello di Zibello sono stati 330mila, con un valore alla produzione di 12,5 milioni di euro. Cresce anche il fatturato al consumo, che dai 18,5 del 2024 sale a 24 milioni di euro.

Per quanto riguarda Il canale di commercializzazione, il normal trade si conferma quello principale con una quota pari al 60% del comparto, mentre la grande distribuzione organizzata rappresenta il restante 40%.

«Siamo molto soddisfatti dell’anno appena concluso – ribadisce Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio di Tutela -. Nonostante il prezzo della materia prima sia rimasto molto alto, sfiorando i 6 euro al chilo e ricordando che nel 2020 non arrivava a 4 euro, abbiamo avuto maggiore disponibilità; inoltre, un mercato più stabile e i numeri costanti dell’affettato hanno garantito ai consorziati una rinnovata fiducia nel poter aumentare la produzione». Nel 2025 il Consorzio ha immesso sul mercato 1,06 milioni di vaschette – in linea con l’anno precedente – destinando 34.392 culatelli al preaffettato, ovvero il 41,5% dell’intero volume con un fatturato derivante superiore ai 12 milioni di euro.

Le esportazioni

Nei dati economici 2025, il Consorzio – che racchiude un comparto da oltre 250 addetti – ha dichiarato un export del 25%, dove i Paesi dell’area UE (in primis Francia e Germania), insieme con la Svizzera, rappresentano l’88% della quota estero. Ma cresce anche il Nord America, con Canada e Stati Uniti (6% complessivo).

Le sfide per il Consorzio, in vista del 2026, saranno concentrate soprattutto proprio sull’export, dove la peste suina africana continua a rappresentare un importante scoglio burocratico: «Mercati come Giappone e Cina al momento sono inaccessibili – conclude Gualerzi -. Questo nonostante da due anni gli allevamenti di suini scelti per la DOP non abbiano registrato alcun caso di Psa. Purtroppo, la massiccia presenza di cinghiali sul territorio parmense continua a essere un problema che andrà necessariamente risolto per aprirsi nuovamente ai mercati di riferimento».