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Sostenibilità & Energia

Una nuova analisi diffusa da Circana mostra un comparto in evoluzione, con basi solide ma ancora lontano da una diffusione pienamente mainstream. Il ruolo dei consumatori “flessibili”.

Gli alimenti plant-based sono prodotti formulati a partire da materie prime di origine vegetale — come legumi, cereali, semi e ortaggi — nati per ampliare l'offerta alimentare con opzioni che replicano o reinterpretano le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei prodotti di origine animale.

Nel dettaglio, il segmento risulta particolarmente sviluppato in alcune categorie chiave, come le bevande vegetali, che rappresentano una delle aree più mature e con maggiore penetrazione nelle famiglie europee. Più articolata, invece, la situazione per i sostituti della carne e dei latticini, dove la crescita prosegue ma con dinamiche più eterogenee tra Paesi e canali distributivi.

Uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio riguarda il cambiamento nella base dei consumatori. Il principale motore di crescita non è più rappresentato esclusivamente da vegetariani e vegani (circa l’11% della popolazione europea), ma dai flexitariani, ovvero coloro che riducono il consumo di prodotti animali senza eliminarli completamente.

Questa fascia ha registrato un incremento significativo, passando dal 21% nel 2023 al 31% nel 2024, segnalando un’evoluzione importante nei comportamenti alimentari. Il plant-based, in questo contesto, si configura sempre più come una scelta complementare e non sostitutiva, inserita in una dieta varia e flessibile.

Prezzi e mercato

Nonostante il quadro complessivamente positivo, il settore deve affrontare alcune criticità strutturali. In primo luogo, il prezzo medio dei prodotti plant-based rimane generalmente più elevato rispetto alle alternative di origine animale, rappresentando un ostacolo alla diffusione su larga scala, soprattutto in un contesto di attenzione crescente al potere d’acquisto.

Parallelamente, il mercato sembra aver superato la fase iniziale caratterizzata da forte innovazione e curiosità da parte dei consumatori. Oggi, sottolinea Circana, la crescita dipende sempre più dalla capacità delle aziende di entrare stabilmente nei carrelli della spesa, puntando su accessibilità, qualità e continuità di consumo.

Distribuzione e comportamento d’acquisto

Un altro elemento chiave riguarda il ruolo della grande distribuzione organizzata, che continua a essere il principale canale di sviluppo per il plant-based. La presenza a scaffale è aumentata negli ultimi anni, ma resta cruciale lavorare su posizionamento, visibilità e promozioni per sostenere la rotazione dei prodotti.

Dal punto di vista del comportamento d’acquisto, i dati indicano che molti consumatori si avvicinano al plant-based in modo occasionale, alternando questi prodotti a quelli tradizionali. Questo conferma come il mercato sia ancora in una fase di consolidamento, in cui la frequenza di acquisto rappresenta una delle leve principali di crescita.

L’analisi evidenzia come il comparto si trovi oggi in una fase cruciale: il plant-based non è più una nicchia emergente, ma nemmeno un segmento completamente maturo. Le basi per una crescita strutturale sono presenti, ma il salto di scala richiederà un cambio di approccio.

In particolare, l’industria è chiamata a migliorare il rapporto qualità-prezzo, ampliare l’offerta oltre i prodotti imitativi, rafforzare il profilo nutrizionale e rispondere a esigenze di praticità e consumo quotidiano.

Le prospettive

Il dato dei 16,3 miliardi di euro conferma che il plant-based rappresenta ormai una componente rilevante del panorama food & beverage europeo. Tuttavia, la quota ancora limitata sul totale FMCG indica chiaramente che il potenziale di crescita resta ampio.

La sfida, conclude Circana, non è più generare interesse, ma trasformare questa domanda in consumo abituale e diffuso, rendendo il plant-based una scelta quotidiana e accessibile per una platea sempre più ampia di consumatori.

Per ulteriori informazioni: https://www.circana.com/post/plant-based-food-and-drink-hits-16-3bn-in-europe-but-still-just-2-4-of-fmcg-sales