Da Nomisma una fotografia dettagliata del settore delle bevande: oltre 3.100 imprese di carattere industriale che occupano quasi 43.000 addetti, un fatturato che complessivamente supera i 43 miliardi di euro e quasi 12 miliardi di export.
I numeri sono stati forniti in occasione dell’evento organizzato da Agro Network a Vinitaly 2026 nel corso del quale Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail di Nomisma, ha sottolineato l’evoluzione del comparto, con i consumatori sempre più attenti, selettivi e consapevoli nelle loro scelte di acquisto, condizionati da esigenze di risparmio (44%) e dalla ricerca di benessere (24%) e sostenibilità (13%).
Nel complesso, gli italiani non rinunciano al consumo, ma lo ripensano in una logica sempre più orientata al valore complessivo dell’esperienza, soprattutto nel canale away from home: secondo l’analisi di Nomisma, 1 italiano su 2 va meno a cena/pranzo fuori, ma quando lo fa sceglie esperienze di qualità superiore, mentre sono 25 milioni i nostri connazionali che fanno acquisti spinti da piacere e gratificazione.
Il mercato delle bevande
Relativamente al mercato domestico delle bevande, la variazione dei consumi in volume (off-trade + on-trade) negli ultimi 5 anni ha visto una crescita per le acque del +12,2% e del +1,3% sia per la birra sia per i soft drinks. In calo, invece, i consumi sia di vino (-5,5%) sia di spirits (-10,2%).
Riguardo la modalità di consumo, negli ultimi anni è continuato a crescere l’interesse verso la mixology, anche fra le mura domestiche, con i consumi ‘ready to drink’ che sono cresciuti del +36%. Nel 2025 rispetto al 2024 nella GDO il trend delle vendite a volume ha visto un incremento dei prodotti utilizzati per i cocktails (tequila, gin e vodka).
Sul fronte delle esportazioni di bevande, tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha messo a segno un +28% complessivo ma il 2025 si è chiuso con un calo del -2,5%, a causa della riduzione dei flussi che interessa tutti e 3 i top mercati di destinazione, ovvero Stati Uniti, Regno Unito e Germania.
Fortunatamente ci sono anche Paesi che hanno visto un incremento della domanda di bevande made in Italy, in primis Polonia, Svezia, Irlanda, Paesi Bassi e Grecia.
Tra le tipologie di bevande esportate dai produttori italiani, il vino resta centrale malgrado nel corso dell’ultimo decennio abbia perso peso. All’opposto crescono spirits, soft drinks/bevande vegetali e acque minerali.
Minacce e opportunità
Tra le principali leve di sviluppo per il settore delle bevande pesano il consolidamento di alcuni trend di consumo (premiumness, benessere, localismo…), la personalizzazione dell’offerta (gusti, formati, occasioni di consumo…), l’aumento di presenze straniere in Italia e, non ultimo, la valorizzazione del Made in Italy all’estero.
Non mancano, però, i fattori di criticità rilevati da Nomisma che derivano non solo dall’incertezza sullo scenario macro-economico e geo-politico, ma anche dall’aumento dei costi per le aziende di settore, le nuove pressioni inflazionistiche, il calo del potere di acquisto, la contrazione strutturale dei consumi, nonché le nuove normativa e la fiscalità applicata al settore.