Il Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano. Italia principale produttore mondiale ma calano consumi ed export, soffrono meno spumanti e vini premium. Nel rapporto per la prima volta un approfondimento realizzato dalla Fondazione Qualivita dedicato alla DOP economy del vino e al ruolo dei Consorzi di tutela.
Il Report Mediobanca con la sua Indagine sul settore vinicolo in Italia prende in considerazione le 255 principali società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi di euro, di cui la metà oltreconfine. L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com.
Entrando nel dettaglio dei numeri, nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024) mentre i consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2,7%. L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro-capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri nel 2025) e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia).
Focus DOP economy
Come accennato in apertura, per la prima volta il Rapporto include anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela. La sezione analizza i principali dati economici del comparto, che conta 522 denominazioni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazioni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Mercato e Consumatori. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la DOP economy.
Il cambiamento dei consumi
Il rapporto sottolinea come negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani abbia rilevato un calo dei consumi di vino; per circa due terzi la tendenza è attesa proseguire anche nei prossimi anni.
Nonostante ciò, il 70% dei produttori continua a ritenere il settore attrattivo, considerandolo destinato a un processo di selezione più severo. Come rispondere allo scenario? La diversificazione dell’offerta è considerata la leva principale per far fronte al cambiamento dei consumi (lo pensa il 72% delle imprese), seguita dall’apertura o sviluppo di nuovi mercati (64%). Il rafforzamento delle attività di marketing e comunicazione è fondamentale per il 60% delle aziende; seguono lo sviluppo di nuovi canali di vendita e la maggiore attenzione alla sostenibilità (45% circa delle opzioni).

Il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più idoneo (lo preferisce il 50% delle aziende). Il focus resta su una produzione di qualità ritenuta determinate per i consumatori da circa metà delle aziende, subito dopo il prezzo (fondamentale nei due terzi dei casi). Le sfide si affrontano con nuovi investimenti: negli ultimi tre anni, quelli dei maggiori produttori hanno riguardato principalmente cantina (nel 90% dei casi), efficienza energetica (77%) e tecnologia (57%). Nel 2025 gli investimenti complessivi risultano in aumento del 3,5% sul 2024, mentre la spesa per gli investimenti pubblicitari è in calo del 5,4% attestandosi al 2,6% delle vendite. Il 58% dei maggiori produttori di vino si attende per il 2026 una crescita delle vendite complessive.
I produttori
Il 2025 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso con un calo delle vendite del 2,8% rispetto al 2024: il mercato estero (-3,4%) risulta più debole di quello nazionale (-2,2%). Dimensione aziendale e struttura patrimoniale incidono sulle performance: risultano infatti più penalizzate le società di minori dimensioni (con un fatturato 2024 inferiore ai 30mln) con calo delle vendite del 3,5% e quelle capital intensive (con imm. materiali inferiore al 30% tot. attivo 2024) il cui giro d’affari flette del 3,7%. Il quadro negativo si completa con margini in peggioramento sul 2024: in calo del 4,2% l’Ebitda, -9,5% l’Ebit e -7,5% il Risultato netto.
Nel 2025 mostrano una maggior tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive vs -3,3% gli altri). I vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite), al di sotto dello 0,5% i vini No-Low Alcol. Soffre di più la fascia di prezzo intermedia, in calo del 3,1%, -2,7% i vini basic e -2,2 i premium. Nel 2025 è in decrescita anche l’esportazione di vino: si attesta a -2,8% l’export nei Paesi UE (37,2% del totale), a -6,3% quello negli USA (70% del Nord America); sostanzialmente stabile il Regno Unito (-0,7%).
Le regioni
Nel 2024 il Veneto si conferma la prima regione vinicola d’Italia, concentrando un quarto dei quantitativi di vino italiano prodotto. Un primato che si riflette anche sul valore che supera il 35% del totale nazionale. Seguono a distanza nei valori l’Emilia-Romagna (8,8%, il 12,4% dei volumi nazionali) e il Piemonte (7,6%) il cui peso è quasi dimezzato a volume (4,4%). Il Veneto guida anche le esportazioni (più del 35% dell’export italiano) doppiando il Piemonte e la Toscana ferme al 15% ciascuna.
Fonte: Area Studi Mediobanca