L’edizione 2026 del più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato alla specie bufalina rientra dopo venti anni. Appuntamento a Sorrento da 28 al 30 ottobre. Attesi oltre 280 contributi da più di 20 Paesi, 103 comunicazioni orali e 163 poster.
Il congresso, organizzato dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, attraverso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOPe dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, rappresenta uno degli appuntamenti di maggiore rilievo mondiale per il comparto bufalino ed è anche un’occasione privilegiata per mettere in relazione ricerca scientifica, innovazione tecnologica e sistema produttivo.
L’Italia è il Paese con il maggior numero di studi presentati. Al centro dell’evento che coinvolgerà ricercatori, veterinari, allevatori, tecnici, imprese e istituzioni, i temi della ricerca, dell’innovazione, della sostenibilità e della competitività della filiera.
Un patrimonio economico e sociale
Il ritorno in Italia dell’evento assume un significato particolare anche alla luce della crescita e delle trasformazioni che stanno interessando la filiera bufalina a livello mondiale. Nel mondo si stimano oltre 220 milioni di bufali, concentrati soprattutto in Asia ma sempre più presenti anche in Europa e nelle Americhe. La bufala non rappresenta soltanto una risorsa per la produzione di latte e carne, ma costituisce un patrimonio economico e sociale per milioni di allevatori e una filiera sempre più orientata verso innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle produzioni di qualità.
Gli studi scientifici italiani
La dimensione scientifica del World Buffalo Congress 2026 emerge innanzitutto dai numeri. Sono 283 gli abstract arrivati da oltre venti Paesi, a testimonianza della forte partecipazione internazionale. L’Italia si colloca al primo posto con 82 contributi scientifici, pari al 28,5% del totale, davanti a India, con 40 abstract, e Pakistan, con 32. Seguono Thailandia, Brasile, Filippine e Cina. Un risultato particolarmente significativo perché il patrimonio bufalino italiano rappresenta soltanto una quota limitata della popolazione mondiale. La leadership italiana, dunque, si fonda soprattutto sulla qualità della ricerca e sulla capacità di trasferire conoscenze e innovazione alla filiera produttiva.
L’elevato livello dei lavori è confermato anche dalla selezione operata dal Comitato Scientifico. A fronte di 181 comunicazioni orali inizialmente considerate, 103 studi saranno presentati oralmente, mentre 163 saranno esposti in formato poster. I temi affrontati fotografano con chiarezza le nuove frontiere della ricerca. La genetica è l’area più rappresentata, con 50 abstract, seguita dalla riproduzione con 48 contributi e dalla salute e dal benessere animale con 46. Nel complesso, 119 contributi, oltre il 40% dell’intero congresso, riguardano innovazione tecnologica, miglioramento genetico e sostenibilità.
Le prospettive future
Il congresso sarà un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni che stanno interessando la zootecnia bufalina. La genetica e la genomica consentono oggi di individuare marcatori legati a fertilità, qualità del latte, efficienza alimentare, resistenza alle malattie e capacità di adattamento agli stress ambientali. Parallelamente, la Precision Livestock Farming sta introducendo nelle aziende strumenti come sensori indossabili, boli ruminali, sistemi di visione artificiale, algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi predittivi, capaci di monitorare in tempo reale le condizioni degli animali e di supportare le decisioni dell’allevatore.
Anche la sostenibilità è ormai diventata un elemento trasversale della ricerca: dagli studi sull’efficienza alimentare alla riduzione dell’impatto ambientale, dalla valorizzazione dei sottoprodotti della filiera lattiero-casearia ai modelli di economia circolare, fino alla ricerca sulle proprietà funzionali e nutraceutiche del latte di bufala.