Un tema sempre più sentito a livello istituzionale e su cui l’Unione europea ha deciso di imporre regole vincolanti dal 2026 con una nuova direttiva che prevede riduzioni importanti per famiglie, ristorazione e commercio al dettaglio ma anche per l’industria e la trasformazione entro il 2030.
Negli ultimi anni, il tema della sostenibilità alimentare ha assunto un ruolo centrale nelle politiche europee e nell’agenda delle imprese del comparto food. La comunicazione della Commissione europea “Un nuovo piano d’azione per l’economia circolare” richiama con forza il concetto di rigenerazione delle risorse e denuncia il divario tra consumo e capacità di carico degli ecosistemi. A livello globale, infatti, l’impatto del sistema agroalimentare contribuisce significativamente alle emissioni climalteranti, alla perdita di biodiversità e allo spreco di risorse idriche.
In questo quadro si inserisce il progetto “Nutrizione sostenibile e lotta agli sprecchi”, promosso da Cittadinanzattiva con l’obiettivo di supportare modelli di produzione e consumo più responsabili, valorizzando il ruolo attivo del consumatore e la partecipazione civica.
La ricerca, di tipo quantitativo, ha previsto la somministrazione di un questionario a 3.978 cittadini italiani attraverso modalità digitali (CAWI). Il campione è stato poi segmentato in tre cluster sulla base del livello di ingaggio civico:
- cittadini attivamente coinvolti (10%);
- mediamente coinvolti (48%);
- disingaggiati (43%).
Il profilo socio-demografico è varigato e rappresentativo del Paese per sesso, età e area geografica.
Interesse per la salute
L’84% degli intervistati si dichiara molto interessato alla propria salute, senza differenze sostanziali tra i gruppi. Tuttavia, il 79% non conosce la corretta ripartizione calorica di una dieta bilanciata, evidenziando un gap di “food literacy” che costituisce un limite per scelte realmente consapevoli.
Per le aziende, ciò significa che la comunicazione nutrizionale chiara e semplificata rimane un fattore competitivo.
Oltre metà del campione intervistato (54%) ritiene di seguire una dieta sostenibile; la percentuale cresce al 68% tra i cittadini attivi. Per la popolazione generale, una dieta sostenibile significa soprattutto:
- attenzione alle caratteristiche nutrizionale (42%);
- acquisto del solo necessario per ridurre gli sprechi (36%);
- preferenza per prodotti a basso impatto ambientale (34%).
Emergono però interpretazioni soggettive e frammentarie, sintomo della mancanza di standard comunicativi condivisi.
Sensibilità elevata, ma…
Il tema è fortemente percepito: il 61% dichiara preoccupazione per le ricadute ambientali e molti temono l’aumento di disuguaglianze globali legate allo spreco. A casa, il 50% è sempre attento alla riduzione di scarti; la percentuale sale al 56% tra i cittadini attivi. Questi dati confermano che l’engagement civico migliora significativamente i comportamenti virtuosi.
Sul piano delle decisioni d’acquisto le informazioni maggiormente considerate sono:
- Made in Italy (73%);
- data di scadenza (70%);
- lista ingredienti (70%).
Parallelamente, il 40% dubita spesso della veridicità dei messaggi pubblicitari, in particolare su claim salutistici e ambientali. Tuttavia, il 31% degli intervistati non sa dove reperire informazioni attendibili. Questa fragilità della fiducia rappresenta una criticità per l’intera filiera. Un italiano su cinque legge sistematicamente le etichette, ma chi non lo fa cita due motivazioni ricorrenti: difficoltà di comprensione e disinteresse percepito per l’informazione. Serve dunque semplificazione grafica e semantica, evitando il sovraccarico informativo.
Il consumatore si aspetta dai retailer:
- programmi di riduzione degli sprechi (35%);
- informazioni per ridurre scarti domestici (32%9;
- supporto diretto alla raccolta dei rifiuti (32%);
- promozione di filiere a impatto zero (32%).
Solo il 31% del campione ritiene che il proprio contributo individuale possa incidere sulla sostenibilità del settore agroalimentare, nonostante il 74% riconosca un ruolo chiave del consumatore nella lotta agli sprechi.
Il coinvolgimento dei cittadini
Essere un consumatore attivo non è solo una scelta responsabile, ma un comportamento che riflette una consapevolezza più ampia e una visione etica dell’alimentazione. Questo profilo di consumatore è rappresentato principalmente da donne con più di 60 anni, con un alto livello di istruzione (laurea) e un reddito medio-alto (oltre 2.500 euro mensili). Si tratta di individui che non solo conoscono cosa significhi seguire una dieta bilanciata e sostenibile, ma che hanno anche competenze più avanzate in ambito alimentare: sanno pianificare i pasti, conservare correttamente i cibi e riutilizzare gli avanzi in modo creativo ed efficiente. Queste persone mettono in pratica in misura maggiore strategie concrete per ridurre lo spreco, rispetto ai consumatori meno ingaggiati. il loro impegno va oltre la dimensione individuale. Sono più sensibili alle conseguenze sociali e ambientali dello spreco: riconoscono che questa cattiva abitudine alimenta disuguaglianze e ha un impatto negativo sulle generazioni future.
Inoltre, questi consumatori si percepiscono come soggetti efficaci, in grado di incidere positivamente sul problema dello spreco attraverso le loro azioni quotidiane. Questo senso di autoefficacia alimenta un circolo virtuoso di comportamenti responsabili, rendendoli veri e propri alleati nel promuovere un sistema alimentare più equo, sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Il taglio degli sprechi nelle mense scolastiche
La lotta allo spreco alimentare entra ufficialmente nel quadro normativo europeo. Con la nuova direttiva che modifica la 2008/98/CE, l’Unione europea introduce per la prima volta obiettivi giuridicamente vincolanti da raggiungere entro il 2030: riduzione del 30% dello spreco generato da famiglie, ristorazione e commercio al dettaglio e del 10% per l’industria e la trasformazione. Una sfida enorme se si considera che oggi un decimo del cibo disponibile in Europa finisce sprecato, con un costo superiore a 130 miliardi di euro l’anno, mentre 37 milioni di cittadini non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni.
In Italia, PlanEat ha fatto della lotta allo spreco alimentare il cuore del proprio modello di business, puntando su due leve principali: la pianificazione dei pasti (per la spesa domestica, le pause pranzo aziendali e le mense) e la tecnologia digitale come strumento per misurare, monitorare e prevenire la dissipazione delle eccedenze. L’azienda ha condiviso i risultati di un progetto pilota per il taglio degli sprechi nelle mense scolastiche che dimostra come con pochi accorgimenti si possa arrivare a tagliare della metà gli avanzi in un settore davvero molto inefficiente. In generale in Italia, infatti, lo spreco medio nelle mense varia dai 33 ai 160 grammi per studente a pasto, pari al 15-30% del servito. Inoltre il 15% del cibo cucinato non arriva mai in sala, restando scarto di cucina e a finire più spesso nel cestino sono pane, frutta, verdura, minestre e legumi. Non va molto meglio negli altri paesi Europei: in Spagna gli alunni della primaria sprecano tra 40 e 100 grammi a pasto (12 milioni di chili l’anno), in Svezia tra 23 e 39 grammi; nel Regno Unito lo spreco varia tra 9 e 17 grammi.

Il progetto MenSana di Planeat
Il progetto MenSana è frutto di un bando PNRR promosso da OnFoods, un partenariato che coordina il lavoro di 26 organizzazioni pubbliche e private verso la ricerca scientifica e l’innovazione sostenibile dei sistemi alimentari. Le azioni del bando sono state coordinate dall’Istituto universitario di Studi Superiori (IUSS) di Pavia, sotto la guida della Professoressa Giulia Mattavelli, assieme alla cooperativa La Rosa dei Venti, che ha preparato i pasti e gestisce la mensa della scuola dell’infanzia e primaria di Borgarello.
Durante tutto il progetto, ogni giorno i genitori hanno potuto scegliere per il proprio bambino tra due proposte completamente intercambiabili dal punto di vista nutrizionale: dunque era possibile selezionare tra due primi, due secondi e due contorni. Il concetto alla base mirava a far sì che i bambini, scegliendo quantità e tipologia del piatto, fossero più propensi a consumare anche alimenti finora rifiutati. Il progetto, inoltre, ha incluso un sistema di monitoraggio dello spreco alimentare mediante una bilancia che pesava il cibo avanzato.
Durante il periodo di test, il progetto MenSana ha coinvolto 159 alunni della scuola dell’infanzia (56) e primaria (103) di Borgarello. 155 studenti hanno scelto volontariamente di aderire e 152 hanno utilizzato la piattaforma Planeat Scuola almeno una volta, pari al 95% degli alunni iscritti e al 98% dei registrati. La partecipazione è stata completamente facoltativa, senza obblighi né costi aggiuntivi.
I risultati sono stati immediati: confrontando una settimana con la piattaforma Planeat Scuola e una senza, lo spreco di cibo si è ridotto del 52%, passando da 52,28 kg a 20,18 kg di avanzi. Le verdure sono risultate la categoria più sprecata, ma grazie all’introduzione della porzione “assaggio” – utilizzata da molte famiglie per insalata verde, erbette e carote al vapore – il comportamento alimentare è cambiato, favorendo una maggiore apertura verso quel piatto e azzerandone lo spreco.
Il grado di personalizzazione è stato molto elevato: il 90% degli utenti (138 su 152) ha modificato almeno una volta le porzioni, scegliendo tra assaggio, mezza porzione o “zero porzione”. Complessivamente, durante il progetto, l’82,3% dei piatti cucinati è stato pianificato, suddivisi così: 65,5% porzioni standard, 9,4% assaggi, 16,3% mezze porzioni e 8,9% piatti non cucinati perché esclusi in fase di scelta.
Oltre al risparmio sugli avanzi, la piattaforma PlanEat Scuola ha portato un beneficio a monte: 20% di cibo in meno prodotto in media, con un taglio del 13% nei primi, del 13% nei secondi e del 35% nei contorni, traducendosi in minori consumi di materie prime ed energia. La piattaforma ha inoltre migliorato la gestione delle diete speciali e delle intolleranze, automatizzando la comunicazione e riducendo gli errori, con un impatto positivo sull’inclusione.
Diletta Gaggia
Bibliografia
2022 Testing interventions to reduce food waste in school catering Christopher Malefors, Niina Sundin , Malou Tromp , Mattias Eriksson
2018 Towards more Sustainable Food Systems Addressing Food waste at school canteens Belén Derqui, Vicenc Fernandez, Teresa Fayose
2018 Food waste reduction in school canteens: Evidence from an Italian case Alexandra Lagorio, Roberto Pinto, Ruggero Golini