L’accelerazione verso un’economia più circolare è essenziale per la decarbonizzazione, la lotta alla crisi climatica, il mantenimento del benessere e lo sviluppo economico, riducendo gli sprechi e il consumo di materie prime.
La transizione verso un’economia più circolare è una priorità politica e un passaggio ritenuto essenziale per il percorso di decarbonizzazione e la lotta alla crisi climatica. In uno scenario globale segnato da tensioni geopolitiche e crisi dei mercati, l’economia circolare emerge come un fattore cruciale di competitività, in grado di ridurre i costi di produzione, incrementare la produttività e, soprattutto, diminuire la dipendenza dell’Europa e dell’Italia dalle importazioni di materie prime.
Il principio fondamentale è “fare di più e meglio con meno”, promuovendo prodotti più duraturi, riparabili, riutilizzabili e riciclabili. Nonostante gli sforzi, i progressi compiuti finora nell’UE sono considerati insufficienti a raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. Secondo il settimo Rapporto sull’economia circolare in Italia - 2025 a cura del Circular Economy Network, un’iniziativa promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con la partecipazione di imprese e organizzazioni.
L’economia circolare agroalimentare è un modello sostenibile che trasforma il settore, passando da un approccio lineare (produci-consuma-getta) a uno rigenerativo, puntando a ridurre gli sprechi, valorizzare scarti e sottoprodotti (trasformandoli in nuove risorse, bioenergia, mangimi o fertilizzanti), ottimizzare l’uso delle risorse (acqua, energia) e favorire pratiche rigenerative in agricoltura per preservare l’ambiente e la biodiversità, coinvolgendo attivamente consumatori e aziende in un ciclo virtuoso di prevenzione degli sprechi e riutilizzo.
L’economia circolare agroalimentare
L’economia circolare nell’agroalimentare italiano si basa sull’idea di ridurre gli sprechi e trasformare ciò che tradizionalmente veniva considerato scarto in una nuova risorsa. In un Paese come l’Italia, dove il settore agroalimentare ha un forte peso economico, culturale e territoriale, questo approccio rappresenta non solo una scelta ambientale, ma anche un’opportunità di innovazione e competitività.
Nel concreto, applicare l’economia circolare significa ripensare l’intera filiera, dalla produzione agricola alla trasformazione industriale fino alla distribuzione. Molti sottoprodotti agricoli e alimentari – come vinacce, siero di latte o scarti di frutta e verdura – oggi vengono recuperati e valorizzati per produrre energia, fertilizzanti, ingredienti per l’industria cosmetica o nutraceutica. In questo modo si riduce la quantità di rifiuti e si crea nuovo valore economico.
Un tema centrale è anche la lotta allo spreco alimentare. In Italia una parte significativa del cibo prodotto non arriva al consumo finale; l’economia circolare interviene attraverso il recupero delle eccedenze, la loro donazione o trasformazione e una migliore organizzazione dei processi produttivi e logistici. Questo non solo limita le perdite, ma ha anche un impatto sociale positivo.
Un altro ambito in forte sviluppo è quello delle bioenergie. Residui agricoli, reflui zootecnici e scarti di lavorazione vengono sempre più spesso utilizzati per produrre biogas e biometano, contribuendo alla transizione energetica e riducendo la dipendenza da fonti fossili. Il digestato che rimane da questi processi può tornare ai campi come fertilizzante naturale, chiudendo il ciclo.
L’agricoltura stessa sta evolvendo in chiave circolare, grazie a pratiche come l’agricoltura di precisione e quella rigenerativa, che puntano a usare meno risorse, migliorare la fertilità del suolo e ridurre l’impatto ambientale. Anche il packaging sta cambiando, con un’attenzione crescente a materiali riciclabili o compostabili e alla riduzione degli imballaggi superflui.
Le politiche pubbliche giocano un ruolo importante: il PNRR e i fondi europei sostengono progetti di innovazione, economia circolare e sostenibilità nel settore agroalimentare. Tuttavia, restano alcune sfide, come i costi iniziali degli investimenti, la complessità normativa e la necessità di diffondere competenze lungo tutta la filiera.
Nel complesso, l’economia circolare rappresenta per l’agroalimentare italiano una leva strategica per coniugare tradizione e innovazione, sostenibilità ambientale e crescita economica.
Diletta Gaggia

Un agroalimentare circolare
- Prevenzione e riduzione degli sprechi: minimizzare le perdite lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola, includendo la vendita di prodotti “imperfetti”.
- Valorizzazione dei sottoprodotti: trasformare scarti (es. residui di vinificazione, biomasse) in “materie prime seconde” per altri usi, come mangimi, compost, bioenergie (biogas) o ingredienti ad alto valore aggiunto.
- Agricoltura rigenerativa: progettare sistemi agricoli che nutrano il suolo, migliorando la salute ambientale e la resilienza.
- Efficienza della filiera: ottimizzare logistica, packaging (preferendo materiali sostenibili) e processi produttivi per ridurre l’impronta ecologica.
- Coinvolgimento del consumatore: educare a scelte più consapevoli e alla gestione domestica dei rifiuti alimentari.
Il percorso italiano verso la circolarità
Investire in tecnologie e modelli di business circolari è fondamentale per migliorare la produttività delle risorse e la competitività delle imprese. I piani “Industria 4.0” e “Transizione 5.0” sono i principali strumenti di politica industriale adottati in Italia per sostenere, attraverso incentivi fiscali, gli investimenti per la transizione ecologica e digitale.
Per accelerare la transizione è necessario che ogni impresa sappia valutare le performance di circolarità in ciascuna fase del proprio processo produttivo e lungo l’intera catena del valore; senza misurazione è difficile capire se e quanto una politica aziendale ispirata ai principi dell’economia circolare è realmente efficace, ed è difficile, di conseguenza, sviluppare strategie innovative. Diverse novità in tal senso sono maturate nel corso del 2024, sia a livello nazionale che internazionale:
- la UNI/TS 11820 aggiorna la precedente specifica tecnica pubblicata nel 2022, migliorando l’applicabilità dei metodi e degli indicatori per la misurazione della circolarità nelle imprese;
- a maggio 2024 è stato pubblicato un pacchetto di norme della serie ISO 59000 sull’economia circolare, tra cui la ISO 59020:2024 (measuring and assessing circularity performance) che fornisce la metodologia per misurare e valutare le prestazioni, monitorando i progressi verso la circolarità.
In un contesto di calo, ormai da oltre due anni, della produzione industriale in Italia e di nuove consistenti difficoltà alimentate dai dazi introdotti dal Presidente Trump, un aumento dei tassi di circolarità dell’industria italiana - con aumento della produttività dei materiali e dell’energia, una riduzione degli scarti e dello smaltimento di rifiuti, un aumento del riutilizzo e del riciclo nonché dell’impiego di materie prime seconde, riducendo la dipendenza dall’importazione di energia e materie prime – può contribuire in modo rilevante, oltre che a migliorare le performance climatiche e ambientali, anche a migliorare la competitività e a promuovere un rilancio della manifattura italiana.
La spinta europea per la transizione
L’Unione europea si conferma leader nell’economia circolare, ma deve accelerare l’attuazione delle misure adottate. Le nuove politiche stanno definendo un quadro normativo stringente:
- Clean Industrial Deal: presentato a febbraio 2025, fissa l’obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030, portandolo al 24% rispetto all’attuale 11,8%. L’economia circolare è vista come una chiave per ridurre la dipendenza e migliorare la resilienza del modello economico europeo.
- Regolamento imballaggi (2025/40): pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea al termine di un lungo e travagliato iter punta a rafforzare la circolarità nel settore degli imballaggi. Tra le disposizioni principali l’obbligo per gli Stati membri di riduzione pro-capite di rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040, rispetto al 2018.
- Direttiva contro il greenwashing (2024/825): ha l’obiettivo di fornire maggiori informazioni ai consumatori sull’impatto ambientale dei prodotti e dei servizi che acquistano. Le nuove norme puntano a rafforzare i diritti dei consumatori, proteggendoli da dichiarazioni ambientali ingannevoli.
- Regolamento Ecodesign (ESPR - 2024/1781): entrato in vigore a luglio 2024, introduce requisiti di progettazione ecocompatibile (eco-design) per i prodotti immessi sul mercato UE, promuovendo durabilità, riparabilità e riciclabilità. Prevede anche il divieto di distruzione dei prodotti di consumo invenduti.
- Direttiva sul Diritto alla Riparazione (2024/1799): in vigore da luglio 2024, obbliga i fabbricanti a riparare i prodotti tecnicamente riparabili (anche dopo la scadenza della garanzia legale di due anni) a un prezzo e con tempistiche ragionevoli.
- Regolamento Materie Prime Critiche (CRMA - 2024/1252): mira a rafforzare la catena del valore delle materie prime critiche e strategiche, fissando obiettivi per il 2030: almeno il 10% del consumo UE da estrazione interna, il 40% da trasformazione interna e il 25% da riciclaggio interno.