Ismea ha diffuso un report con le ultime tendenze nel mercato lattiero-caseario. A livello mondiale l’offerta abbondante spinge verso il basso i prezzi e la stessa cosa accade in Italia. Anche se la risalita del mercato delle proteine potrebbe invertire la tendenza.
L’analisi dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare parte dal contesto globale segnalando che, dopo l'aumento registrato nel 2025, la produzione di latte ha continuato a crescere nei primi mesi del 2026 in tutti i principali player mondiali: in particolare, +5,6% in Nuova Zelanda, +4,0% nell'UE 27 e +3,0% negli USA. A livello di comunità europeo, l'aumento della produzione di latte è stato generalizzato (Germania +6,7%, Francia +4,5%, Paesi Bassi +5,4%, Polonia +3,2% nel periodo gennaio-aprile 2026) e sostenuto da bassi livelli dei prezzi dei mangimi e da una buona disponibilità e qualità dei foraggi.
Questa offerta abbondante ha quindi continuato a comprimere i prezzi alla stalla UE, arrivando a toccare nel mese di aprile i 42,8 €/100 kg e con una contrazione di oltre il 19% rispetto a quanto si verificava dodici mesi fa. Il dato previsionale di maggio (42,5 €/100 kg) indica un ulteriore calo alla stalla, anche se con differenze marcate tra i diversi Paesi, a seconda della specializzazione produttiva. In particolare, l'aumento dei prezzi delle materie prime, collegato all'instabilità geopolitica globale, si è di fatto rapidamente trasferito sulle commodity casearie - in particolare il latte scremato in polvere -, spingendo al rialzo anche il prezzo alla stalla nei principali paesi produttori, soprattutto Paesi Bassi, Belgio e Germania. Allo stesso modo, la domanda di proteine sta sostenendo anche i prezzi del siero, sia per il consumo animale che per quello umano. Il mercato delle materie grasse resta, invece, ancora sotto pressione a causa dell'offerta abbondante di burro e di scorte relativamente elevate a livello mondiale.
La situazione in Italia
Dopo il +1,2% del 2025, la produzione di latte in Italia, ha continuato a crescere nei primi quattro mesi del 2026, evidenziando, un +3,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo i dati Agea. L'offerta abbondante a livello nazionale e la pressione competitiva esercitata dai principali fornitori comunitari stanno influenzando l'andamento flessivo del prezzo del latte vaccino in Italia, arrivato nel mese di maggio a 46,7 €/100 lt (senza premi) con una perdita del 21% circa rispetto a quanto si verificava un anno fa. A comprimere la redditività degli allevamenti, inoltre, l'aumento registrato dai prezzi di mangimi e gasolio.
La risalita dei listini del latte spot - con le ultime quotazioni di giugno pari a circa 42,75 €/100 kg - segnano un raddoppio rispetto al minimo toccato a marzo sulla piazza di Milano-Lodi, che sembrerebbe anticipare un cambio di rotta dei prezzi alla stalla, in parte sotto la spinta della repentina risalita del mercato delle proteine a livello comunitario e mondiale, in parte in corrispondenza dell'inizio della stagione calda che potrebbe influire sulla produttività delle bovine e, quindi, sull'offerta di materia prima.
L’andamento dei prezzi
La flessione registrata alla stalla è stata condizionata dall'andamento dei listini all'ingrosso dei principali formaggi nazionali. In dettaglio, nei primi sei mesi del 2026 i prezzi del Grana Padano si sono mediamente posizionati su un livello di 9,30 €/kg per la stagionatura minore, segnando una variazione del -14,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, come conseguenza di una produzione in aumento (+2,6% nei primi cinque mesi del 2026, dopo il +7,4% del totale 2025) e di un rallentamento della domanda estera. Da sottolineare, tuttavia, un primo segnale di ripresa dei listini nel mese di giugno - in particolare grazie a una domanda domestica stimolata proprio da una maggiore convenienza -, che dovrebbe innescare anche una risalita dei prezzi alla stalla.
Situazione differente per il Parmigiano Reggiano, i cui prezzi continuano a salire - grazie a un buon assorbimento della produzione disponibile - arrivando a toccare nel mese di giugno il livello di 15,30 €/kg per il prodotto giovane e segnando una variazione del +14,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Sotto la spinta delle dinamiche continentali, nei primi sei mesi del 2026 prosegue il calo dei prezzi del burro, arrivati quasi a dimezzarsi rispetto ai valori dello scorso anno.
Il commercio estero
Per quanto riguarda gli scambi con l'estero, dopo il raggiungimento del livello record delle esportazioni che per il lattiero caseario hanno raggiunto i 6,7 miliardi di euro nel 2025, l'esordio del 2026 resta ancora positivo, anche se con un prevedibile rallentamento.
In dettaglio, nel primo trimestre 2026 le esportazioni di formaggi hanno evidenziato un +4% sia in valore che in volume, grazie ai risultati ancora molto positivi registrati soprattutto per i formaggi freschi (+5,5% in volume e +2,2% in valore), formaggi grattugiati (+5,0% in volume e +7,5% in valore), Grana padano e Parmigiano Reggiano (+1,4% in volume e+8,5% in valore).
Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco, si segnala da un lato il recupero del mercato tedesco (+7,8% in volume) dall'altro la contrazione delle spedizioni verso degli Stati Uniti (-11,4% in volume), che indubbiamente stanno risentendo delle politiche commerciali protezionistiche in atto, soprattutto con riferimento alle vendite di Pecorino Romano (-36% in volume nel primo trimestre 2026) e Grana padano e Parmigiano (-3,2% in volume).

Perle importazioni, l'alta disponibilità di materia prima nazionale continua a frenare le importazioni di latte in cisterna nel 2026 (-25,5% in volume nel primo trimestre), con un calo significativo degli acquisti dalla Germania (-27,2% in volume) e, soprattutto, dalla Francia (-43,6%). In aumento nel primo trimestre 2026 le importazioni di yogurt (+10,0% in volume), mentre arretrano lievemente gli acquisti dall'estero di formaggi (-0,3% in volume), in particolare di freschi.
Il mercato interno
Ismea segnala che la domanda domestica per i prodotti lattiero caseari, favorita da un rallentamento della crescita dei prezzi, è in ripresa in questa prima frazione del 2026, sebbene con andamenti molto differenziati per i vari segmenti merceologici. In particolare, al calo del latte fresco (-3,9% in volume nel periodo gennaio-aprile) si è contrapposta una crescita degli acquisti domestici di yogurt (+5,5% in volume) e di formaggi, con il recupero dei duri (+2,5% in volume) e l'ulteriore espansione dei freschi (+1,6% in volume).
Le prospettive
Le tensioni al ribasso del mercato globale, caratterizzato da un eccesso di offerta, e l'inasprirsi del contesto geopolitico hanno contribuito a creare un clima di generalizzata incertezza con un impatto negativo sulla fiducia degli operatori lungo la filiera.
Per l'industria lattiero casearia le aspettative a breve termine lasciano intravedere uno spiraglio soprattutto in vista di una normalizzazione degli scambi e di una ripresa della domanda globale.
Le preoccupazioni riguardano ovviamente anche gli allevatori. Tuttavia, il raggiungimento dell'accordo al tavolo ministeriale, che ha definito una progressiva risalita del prezzo del latte per i prossimi sei mesi, dovrebbe assicurare a produttori e trasformatori una migliore programmazione delle proprie scelte economiche.






