Una nuova ricerca EFSA analizza la frequenza con cui i cittadini dell'UE consumano pesce e frutti di mare che possono contenere mercurio e il livello di conoscenza delle raccomandazioni sulla quantità di queste specie da includere nella propria dieta settimanale.
La Commissione europea ha chiesto all'EFSA di condurre un sondaggio UE, prima e dopo chei Paesi aggiornassero le proprie raccomandazioni sulla frequenza del consumo di pesce e frutti di mare che possono contenere tracce di mercurio.
Esempi di queste specie sono i grandi pesci predatori come lo squalo, il pesce spada e il tonno (obeso e rosso) perché si nutrono di pesci più piccoli e quindi il mercurio si accumula in essi nel corso dell’esistenza. La richiesta della Commissione era legata a discussioni con gli Stati membri dell'UE sui limiti normativi (chiamati livelli massimi o LM) per il mercurio in diverse specie di pesci e frutti di mare e su qualsiasi futuro aggiornamento della valutazione del rischio da mercurio negli alimenti da parte dell'EFSA.
Il lavoro
Un primo sondaggio era stato condotto in tutti i 27 Stati membri dell'UE, in Islanda e in Norvegia nell'aprile-maggio del 2023. Un secondo sondaggio è stato poi condotto in 10 Paesi che hanno aggiornato le proprie raccomandazioni, più altri cinque Paesi che non lo hanno fatto, per consentire un confronto.
I sondaggi hanno incluso tra gli intervistati una quota maggiore di donne in gravidanza (e in allattamento) perché il feto è la fascia più a rischio rispetto al mercurio, sebbene assorba anche importanti nutrienti dal pesce e dai frutti di mare presenti nella dieta della madre.
La frequenza di consumo
Sofia Ioannidou, esperta EFSA di consumi alimentari e coordinatrice della ricerca, ha spiegato: "Il 60% degli intervistati nei 29 Paesi ha dichiarato di consumare pesce e frutti di mare. Circa un terzo di quei consumatori (il 34% degli adolescenti e degli adulti, e il 33% delle donne in gravidanza) ha dichiarato di consumare le specie ittiche con i maggiori livelli di contaminazione da mercurio tre o più volte a settimana. Sebbene queste risultanze siano importanti, nel rapporto spieghiamo che dovrebbero essere trattate con cautela a causa delle incertezze sulla rappresentatività dei sondaggi".
Le raccomandazioni
La maggior parte delle autorità nazionali dell'UE raccomanda di consumare non oltre 1-2 porzioni a settimana dei pesci e frutti di mare contenenti i limiti di mercurio più elevati (1,0 mg/kg di peso umido del pesce) oppure 3-4 porzioni di specie con limiti di mercurio inferiori (0,5 mg/kg o 0,3 mg/kg di pesce). Alle donne in gravidanza viene spesso raccomandato di sostituire l'assunzione di pesci di grossa taglia con pesci più piccoli che contengono meno mercurio.
I precedenti pareri forniti dall’EFSA hanno offerto la base scientifica per le linee guida dietetiche nazionali che mirano a garantire che i consumatori, in particolare le donne in gravidanza (e il feto in via di sviluppo), possano trarre beneficio dal consumo di pesce e frutti di mare pur mantenendo l'esposizione al mercurio il più bassa possibile.
I benefici per la salute comprendono lo sviluppo delle funzioni cognitive e immunitarie nell’infanzia e la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari nell’età adulta; mentre l'esposizione al metilmercurio, la forma più pericolosa di mercurio, è legata a un ridotto sviluppo cerebrale e neurale nel feto e nei bambini piccoli.

La scienziata sociale Angela Bearth, membro del comitato scientifico dell'EFSA, che fa parte anche del gruppo di esperti su metodiche di ricerca sociale e consulenze che si è occupato di questa ricerca, ha spiegato una cosa interessante sui comportamenti delle persone: "Sebbene molti consumatori abbiano affermato nel sondaggio di aver sentito parlare delle raccomandazioni del proprio Paese e di tenerne conto nelle scelte alimentari, altri fattori come il gusto, il costo e il desiderio di una dieta sana risultano predominanti nei cambiamenti delle abitudini alimentari. Si tratta di un fenomeno comune per cui gli intervistati dicono una cosa ma il loro comportamento indica che occorre prendere in considerazione altri fattori".
Ha poi aggiunto: "Nel complesso sono più i consumatori (circa 5 su 10) che conoscono i benefici per la salute di questi alimenti di quelli (circa 1 su 10) che ne conoscano i rischi, sebbene il mercurio risulti il contaminante più noto in essi. Le risultanze sono coerenti con gli studi precedenti che hanno indagato il tema nei Paesi europei".
A questo link sono liberamente disponibili gli atti scientifici di riferimento






