Un servizio di consulenza in ambito agroalimentare dovrebbe essere considerato a tutti gli effetti un investimento strategico, finalizzato al miglioramento continuo dei processi produttivi, alla tutela dell’immagine aziendale e alla prevenzione di impatti reputazionali negativi.
Gli autori, entrambi consulenti di Pest Management, ritengono opportuno richiamare l’attenzione sui concetti fondamentali di questa attività professionale al fine di chiarire il ruolo e le competenze di una figura professionale che non sempre risulta pienamente compresa o correttamente interpretata dall’industria agroalimentare così come dal settore professionale in generale. Questo lavoro è anche l’occasione per approfondire i concetti di imparzialità (fair presentation), indipendenza (independence) e buone pratiche (best practices) nell’ambito delle certificazioni volontarie.
Il controllo delle specie infestanti nell’industria agroalimentare è parte integrante del Sistema di Gestione per la Sicurezza Alimentare costituendo un processo articolato e multidisciplinare, che richiede competenze tecniche specialistiche, comprovata esperienza operativa e adeguate capacità di comunicazione tecnica. Il consulente di Pest Management deve essere in grado di interpretare correttamente i dati derivanti dalle attività di monitoraggio e controllo, fornendo indicazioni precise, oggettive e verificabili, supportate da evidenze scientifiche e normative. Il consulente dovrà inoltre analizzare le criticità, definire le più opportune azioni correttive e preventive e guidare verso la più efficace risoluzione delle problematiche riscontrate, in conformità ai requisiti di sicurezza alimentare e alle buone pratiche di settore.
Quale sarebbe il supporto che il consulente fornirebbe all’industria alimentare?
Nel corso delle proprie attività, il consulente con formazione continua, grazie a competenze specialistiche e a una valutazione accurata e imparziale, analizza il rischio potenziale di infestazioni, esaminando contestualmente sia lo stato generale dell’industria agroalimentare sia le metodologie e le strategie di gestione degli infestanti adottate dall’azienda che eroga il servizio di Pest Management. Tale analisi rende inevitabile l’espressione di un giudizio tecnico critico e soprattutto imparziale sull’efficacia dei sistemi e delle procedure in atto. Il parere critico del consulente ha come obiettivo l’individuazione di eventuali carenze, incongruenze o errori operativi, al fine di indirizzare l’organizzazione verso azioni correttive e di miglioramento continuo. Questo processo di valutazione indipendente rappresenta un elemento fondamentale per il corretto funzionamento del sistema aziendale, nel quale tutti gli attori coinvolti – azienda alimentare, fornitore del servizio di Pest Management e consulente – sono chiamati a contribuire in modo coordinato e responsabile al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza, igiene e conformità normativa.
È conforme alle buone pratiche che un’industria alimentare affidi a un biologo specializzato, facente parte dell’organizzazione fornitrice del servizio di Pest Management, la conduzione di un audit di terza parte sul sistema di gestione del Pest management?
Con il termine di “biologo o biologo esperto” derivante dalla traduzione dell’inglese “field biologist” si fa riferimento a figure professionali che svolgono attività di consulenza, in possesso di idoneo titolo di studio (laurea in Scienze Agrarie, Scienze e Tecnologie Alimentari, Scienze Naturali, Biologia, Perito agrario o discipline affini) e documentata esperienza nel settore di riferimento.
La richiesta di un biologo non fa riferimento a delle norme cogenti ma a quelle delle certificazioni alimentari volontarie.
La richiesta di audit condotto da parte di un soggetto terzo indipendente, affidata a biologi esperti in ambito metodologico e certificativo, dovrebbe fare riferimento alla norma ISO 19011:2018, che fornisce le linee guida per l’audit dei sistemi di gestione, al fine di assicurare che gli audit, inclusi quelli tecnici quali il Risk Assessment delle infestazioni, siano condotti in modo imparziale e credibile.
Il biologo interno all’azienda fornitrice, pur possedendo competenze tecniche elevate, è inevitabilmente coinvolto nei processi operativi, commerciali e organizzativi di fornitura del servizio di Pest Management e, di conseguenza, non può garantire una valutazione completamente indipendente. Tale condizione può limitare la capacità di individuare non conformità, criticità strutturali o scelte tecniche, riducendo l’efficacia dell’audit e il suo valore come strumento di miglioramento continuo. Il biologo in questo caso fa parte del sistema auditato ed è chiaramente in conflitto di interesse.

Quale dovrebbe essere il ruolo svolto dai biologi operanti presso le aziende fornitrici di servizi di Pest Management?
I biologi che operano all’interno delle aziende fornitrici di servizi di Pest Management svolgono un ruolo tecnico-specialistico fondamentale riguardante la progettazione, implementazione e gestione operativa dei programmi di controllo degli infestanti. Le loro competenze scientifiche sono essenziali nell’identificazione delle specie target, nella valutazione dei cicli biologici, nella scelta delle strategie di intervento più idonee e nell’uso corretto e conforme dei biocidi, nel rispetto della normativa vigente, delle indicazioni richieste dagli enti di certificazione alimentare e dei principi di sostenibilità ambientale. Essi contribuiscono inoltre alla formazione del personale operativo, all’aggiornamento tecnico interno e al supporto documentale verso i clienti. Tuttavia, in quanto parte integrante dell’organizzazione che eroga il servizio, il loro ruolo è distinto da quello del consulente indipendente di Pest Management, soprattutto per quanto riguarda attività di audit, valutazione critica e funzioni di “terza parte”, che richiedono necessariamente autonomia e assenza di conflitti di interesse.
Come dovrebbero interagire il consulente indipendente e il biologo esperto per garantire efficacia del Pest Management e conformità agli standard di sicurezza alimentare?
Le due figure – il biologo interno all’azienda fornitrice dei servizi di Pest Management e il consulente indipendente – dovrebbero interagire in modo strutturato e sinergico, mantenendo ruoli, responsabilità e ambiti decisionali chiaramente distinti. Il biologo aziendale fornisce supporto tecnico-operativo, mette a disposizione dati, documentazione, risultati di monitoraggio e conoscenze specifiche sul servizio erogato, contribuendo all’implementazione delle strategie di controllo degli infestanti. Il consulente indipendente, invece, analizza tali informazioni nel contesto dell’azienda alimentare nel suo complesso con approccio critico, orientato a un continuo miglioramenti in termini di efficacia in un’ottica di tipo preventivo, individua eventuali criticità e propone azioni correttive o di miglioramento.
Un’interazione efficace si basa su trasparenza, collaborazione professionale e rispetto reciproco, evitando sovrapposizioni di ruolo, in modo da garantire un sistema di Pest Management solido, conforme ai requisiti normativi e orientato al miglioramento continuo.
Quali sono le responsabilità relative all’incarico e alla remunerazione del consulente incaricato degli audit di Pest Management, con particolare riferimento alla committenza e all’indipendenza?
Il consulente incaricato di svolgere un audit di Pest Management dovrebbe essere ingaggiato e remunerato dall’azienda agroalimentare, non dalla ditta che eroga il servizio di Pest Management. Questo perché il principio fondamentale di un audit efficace è l’indipendenza e l’assenza di conflitti di interesse. Se il consulente fosse pagato dal fornitore del servizio, verrebbe compromessa la sua terzietà e la credibilità dell’audit stesso, trasformandolo di fatto in un’autovalutazione.
L’azienda agroalimentare è il soggetto responsabile della sicurezza alimentare, della conformità normativa e dell’efficacia del sistema di Pest Management all’interno del proprio stabilimento; di conseguenza, è anche il committente naturale dell’audit.
La ditta di Pest Management dovrebbe invece essere considerata parte valutata del processo e non può, per definizione, controllare o finanziare direttamente la verifica della propria performance. Questa impostazione è coerente con i principi degli audit di terza parte e con i requisiti dei principali standard di sicurezza alimentare, che richiedono valutazioni indipendenti, obiettive e documentabili.
Le aziende alimentari possono richiedere audit alle imprese che operano sul mercato nazionale come fornitrici di prodotti e attrezzature per il del Pest management?
L’industria agroalimentare può richiedere un audit di Pest Management a un tecnico esperto appartenente a un distributore o rivenditore di prodotti e attrezzature per il Pest Control, a condizione che tale audit non venga qualificato come audit di terza parte indipendente. In questo caso, l’attività deve essere chiaramente inquadrata come supporto tecnico, valutazione specialistica o audit di seconda parte, finalizzato a fornire indicazioni operative, suggerimenti tecnici o proposte di miglioramento.
Tuttavia, poiché il distributore di prodotti e attrezzature per il Pest Control ha un interesse commerciale diretto nella fornitura di materiali, biocidi o soluzioni tecniche, non può essere considerato una figura pienamente indipendente. Di conseguenza, le risultanze di tale audit non possono sostituire né essere equiparate a quelle di un audit di terza parte richiesto dai sistemi di gestione della sicurezza alimentare o dagli standard di certificazione riconosciuti.
Affinché l’attività sia accettabile e correttamente interpretata, è necessario che:
- siano chiaramente definiti scopo, limiti e natura non indipendente dell’audit;
- il tecnico non assuma ruoli decisionali o di validazione del sistema;
- le raccomandazioni fornite siano considerate consulenza tecnica e non giudizio imparziale di conformità.
In sintesi, il coinvolgimento di un tecnico di un distributore può rappresentare un valido supporto operativo e specialistico, ma non può sostituire il ruolo del consulente indipendente quando è richiesta una valutazione terza, obiettiva e priva di conflitti di interesse.
Quale dovrebbe essere il comportamento di un auditor di un ente di certificazione nel caso in cui vengano rilevate verifiche sul Pest Management non conformi ai requisiti di indipendenza?
Considerato che gli autori non sono valutatori di organismi di certificazione e che solo questi ultimi possono esprimere una valutazione formale, si propone una possibile risposta. Qualora gli auditor di enti di certificazione alimentare volontaria riscontrino che un audit qualificato come audit di terza parte sul sistema di Pest Management sia stato eseguito da un tecnico non indipendente, appartenente a una ditta di Pest Control o a un soggetto con interessi commerciali diretti, tale attività non dovrebbe essere considerata valida ai fini della conformità. In conformità ai principi di indipendenza, imparzialità e assenza di conflitti di interesse definiti dalla ISO 19011 e dai requisiti degli standard riconosciuti dalla GFSI (Global Food Safety Initiative, 2000), l’auditor di certificazione dovrebbe contestare l’errata qualificazione dell’audit e rilevare una non conformità, almeno di tipo procedurale o di sistema. Tale rilievo configura una Non Conformità Maggiore.
In particolare, l’auditor dovrebbe:
- evidenziare che l’attività svolta non soddisfa i requisiti di audit di terza parte indipendente;
- richiedere la riqualificazione dell’attività come consulenza tecnica o audit di seconda parte;
- richiedere l’esecuzione di un audit indipendente da parte di un consulente privo di conflitti di interesse;
- verificare che l’organizzazione abbia definito criteri chiari per la selezione, l’incarico e la gestione degli auditor esterni.
Il mancato riconoscimento di tali principi comprometterebbe la credibilità del sistema di gestione, l’affidabilità delle evidenze presentate e la validità complessiva dell’audit ai fini certificativi. In questo contesto, l’intervento dell’auditor di certificazione assume un ruolo essenziale nel garantire la corretta applicazione dei requisiti di indipendenza e la tutela dell’integrità dello schema di certificazione.
Trovare un consulente competente
Uno dei metodi più efficaci per individuare un consulente qualificato consiste nel confrontarsi con altri operatori del medesimo settore, raccogliendo e valutando esperienze professionali positive già maturate. Ulteriori indicazioni possono essere reperite attraverso la consultazione degli albi professionali, di riviste specializzate e pubblicazioni scientifiche, che spesso forniscono riferimenti utili su professionisti riconosciuti per competenza ed esperienza.
Una volta individuato un consulente potenzialmente idoneo, è opportuno richiedere e valutare attentamente il suo curriculum professionale, verificandone le competenze tecniche, l’esperienza settoriale e le eventuali collaborazioni pregresse. Il fatto che il consulente operi o abbia operato per aziende concorrenti non dovrebbe essere considerato un elemento ostativo, bensì rappresentare un valore aggiunto in termini di esperienza trasversale e conoscenza delle migliori pratiche di settore.
Uno dei principi fondamentali della professione consulenziale è il rigoroso rispetto della riservatezza. Tutte le informazioni, le osservazioni e le conoscenze acquisite dal consulente durante lo svolgimento delle attività devono essere considerate strettamente confidenziali. Il mancato rispetto di tale principio comprometterebbe inevitabilmente la credibilità e la continuità professionale del consulente stesso.
Conclusioni
Un servizio di consulenza in ambito agroalimentare dovrebbe essere considerato a tutti gli effetti un investimento strategico, finalizzato al miglioramento continuo dei processi produttivi, alla tutela dell’immagine aziendale e alla prevenzione di impatti reputazionali negativi. Esso rappresenta, inoltre, uno strumento di supporto alle relazioni interne ed esterne allo stabilimento, contribuendo a rafforzare la cultura della sicurezza alimentare e dell’igiene lungo tutta la filiera.
Le aziende che, al contrario, si affidano a forme di consulenza atipica o non indipendente, quali figure appartenenti alla medesima organizzazione che fornisce i servizi di Pest Management, o a consulenti remunerati sempre da quest’ultima, rischiano di limitare l’efficacia del processo di valutazione critica. Tale approccio può essere letto come una ridotta propensione al cambiamento e una scarsa volontà di mettere in discussione pratiche consolidate, ostacolando l’individuazione di reali opportunità di miglioramento mettendo a rischio, in ultima battuta, la Sicurezza e la Qualità dei prodotti alimentari.
Gli autori restano a disposizione per ogni confronto critico e costruttivo sui temi trattati.
Guglielmo Pampiglione e Daniele Fiore, Consulente di Pest Management
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.





