IPM23 Banner 800 90

Gli insetti delle derrate alimentari costituiscono un insieme ampio e variegato di specie che da secoli accompagnano l’uomo in ogni luogo in cui vengano accumulati, trasformati o conservati prodotti alimentari secchi.

Gli insetti delle derrate alimentari costituiscono un insieme ampio e variegato di specie che da secoli accompagnano l’uomo in ogni luogo in cui vengano accumulati, trasformati o conservati prodotti alimentari secchi

Storicamente, gli insetti delle derrate hanno influenzato migrazioni, commerci e persino politiche economiche. Le infestazioni nei granai erano capaci di alterare prezzi, provocare carestie e determinare fallimenti commerciali. Oggi, a queste dinamiche si aggiunge una componente moderna: la percezione del consumatore, che interpreta la presenza di insetti come un fallimento igienico assoluto, inaccettabile e spesso motivo di contestazioni severe.

Le infestazioni possono interessare cereali, farine, legumi, frutta secca, spezie, tabacco, cacao, prodotti erboristici e persino materiali non alimentari come carta, musealia e collezioni librarie. Il loro insediamento non è limitato ai grandi stabilimenti industriali: anche dispense domestiche, piccoli magazzini, attività commerciali e ambienti farmaceutici possono ospitare popolazioni significative di questi insetti.

Il danno provocato non è solo quantitativo. Oltre alla riduzione della massa alimentare disponibile, la presenza di insetti o dei loro residui – esuvie, escrementi, tele, polvere di rosicchiamento – compromette irrimediabilmente la qualità del prodotto, rendendolo invendibile e, in ambito domestico o industriale, inutilizzabile. Le attività trofiche degli insetti modificano inoltre l’ambiente microbico, favorendo muffe e batteri opportunisti che a9+ccelerano la degradazione degli alimenti.

Le famiglie più comuni includono coleotteri come Anobiidae, Tenebrionidae, Curculionidae e Silvanidae, e lepidotteri quali Pyralidae e Tineidae. Ogni gruppo possiede peculiarità biologiche che influiscono sulle strategie di gestione: alcuni attaccano semi integri, altri prodotti altamente lipidici, altri ancora farine finissime con bassissima umidità.

Lasioderma Serricorne

Tra gli infestanti più comuni, Lasioderma serricorne (Fabricius, 1792) (Coleoptera, Anobiidae) – noto come “anobio del tabacco” o “cigarette beetle” – occupa una posizione centrale. Si tratta di un piccolo coleottero lungo 2-3 mm, bruno-rossastro, dalla caratteristica forma tondeggiante e provvisto di antenne seghettate.

Sebbene storicamente associato all’industria del tabacco, il Lasioderma è un generalista opportunista: colonizza farine, cereali, legumi secchi, spezie, biscotti, cioccolato, semi oleosi e persino prodotti farmaceutici vegetali. Il suo ciclo vitale è fortemente modulato dalla temperatura: tra 28 e 32°C completa lo sviluppo in 6-8 settimane, consentendo più generazioni annuali negli ambienti riscaldati.

La fase larvale è la più dannosa. Le larve scavano gallerie invisibili all’interno dei prodotti e producono polveri contaminate da escrementi, peggiorando le qualità organolettiche e facilitando attacchi fungini. La loro capacità di svilupparsi anche in substrati poveri di umidità li rende infestanti particolarmente tenaci.

Il L. serricorne è frequentemente associato ai Betilidi (Bethylidae), minuscoli imenotteri dai colori solitamente scuri, e simili a formiche con cui spesso vengono erroneamente confusi. Sebbene importanti dal punto di vista ecologico, alcune specie di Betilidi possono accidentalmente pungere l’uomo, soprattutto quando le popolazioni sono elevate o quando si creano condizioni che spingono gli adulti a esplorare gli ambienti abitati.

Dal punto di vista sanitario, il Lasioderma non è pericoloso in sé, ma il suo impatto indiretto è rilevante: dispersione di polveri irritanti, possibilità di reazioni allergiche, sviluppo di artropodi associati come acari e, soprattutto, parassitoidi.

Gli Imenotteri Parassitoidi

Nel complesso sistema biologico degli insetti delle derrate, i parassitoidi rivestono un ruolo fondamentale, con una intricata ecologia. Diversamente dai parassiti tradizionali, un parassitoide uccide l’ospite entro la fine del proprio sviluppo larvale, contribuendo così a regolare naturalmente le popolazioni degli infestanti.

Il genere Cephalonomia, con la specie Cephalonomia gallicola Ashmead, 1887, è uno dei più rilevanti in questo contesto. Questa è una piccola vespa parassitoide appartenente a un gruppo di grande rilevanza nei contesti di conservazione di derrate alimentari e habitat sinantropici. Come altre specie del genere Cephalonomia, è caratterizzata da un corpo slanciato, altamente adattato alla vita da predatore/parassitoide, con una netta specializzazione verso insetti che vivono in materiali organici in decomposizione o all’interno di substrati alimentari. Le femmine localizzano le larve di Lasioderma, le paralizzano con una puntura precisa e depongono un uovo sull’ospite.

Dal punto di vista morfologico, gli adulti sono di dimensioni ridotte – generalmente pochi millimetri – con colorazione bruno-giallastra e con tegumento liscio e lucido. Le femmine, sempre attere (senza ali), presentano un corpo robusto e allungato, capo largo, antenne genicolate e torace ridotto, adattato alla vita nei materiali compatti dove si sviluppano gli ospiti. I maschi sono invece dimorfici: possono essere atteri o alati, leggermente più piccoli e morfologicamente più gracili. Entrambi presentano tre ocelli ben sviluppati; nei maschi atteri è visibile una fascia scura trasversale sull’addome. L’apparato boccale è di tipo predatorio, adatto a perforare il tegumento dell’ospite e a nutrirsene.

È un ectoparassitoide specializzato, associato principalmente a coleotteri che infestano derrate alimentari o materiali vegetali accumulati. Le femmine penetrano nei bozzoli dell’ospite o nei substrati infestati, e si nutrono direttamente della preda, che può morire anche prima dell’ovideposizione. Le uova vengono deposte sulla superficie dell’ospite, in genere nella zona intersegmentale che, essendo meno sclerificata, è la via di accesso più facile per il parassitoide. Le larve, dopo la schiusa, penetrano all’interno dell’ospite, si nutrono dei tessuti interni e infine costruiscono un bozzolo sericeo all’interno delle spoglie della preda. Questo comportamento la rende un potenziale agente di controllo biologico negli ambienti di stoccaggio e conservazione delle derrate.

Il ciclo vitale è rapido, completandosi in circa 3-4 settimane in condizioni favorevoli, e può comprendere più generazioni annuali. Le femmine, che possono riprodursi anche partenogeneticamente, mostrano un’elevata efficienza nella localizzazione delle prede grazie a segnali chimici provenienti dal substrato o dagli stessi insetti infestanti.

Francesco Nicassio, Esperto in gestione integrata e sostenibile degli infestanti
Marcello Verdinelli, Ricercatore Istituto per la BioEconomia CNR

A questo link, sul numero 3 di Produzione & Igiene Alimenti è liberamente disponibile l’articolo completo con l’analisi di una case history che dimostra concretamente come una diagnosi entomologica possa trasformarsi in un’indagine dalle sfumature quasi investigative, dove ogni dettaglio conta.

 

 

Pin It