Federvini: bene le vendite in GDO ma export in calo per tutti i Paesi produttori. Nel primo trimestre crescono le vendite di spiriti e aceti nella GDO, e restano nel complesso stabili le vendite di vini, con una flessione del 2,4% dei fermi e frizzanti e una crescita del 8,7% degli spumanti.
Il settore italiano di vini, spiriti e aceti affronta un contesto inedito caratterizzato dalla rapidità dei cambiamenti in corso: in particolare, da un lato si registra un’evoluzione dei consumi, dall’altro tensioni commercial globali che colpiscono le esportazioni e ridefiniscono le rotte commerciali.
Federvini, in occasione dell’Assemblea Generale, segnala che in un panorama segnato da dazi, conflitti e instabilità, si registra un inevitabile rallentamento dell'export di vini e spiriti da parte di tutti i principali paesi produttori e verso tutti i mercati, con poche eccezioni.
Per fortuna c’è anche qualche buona notizia: sul fronte interno il canale GDO nel primo trimestre di quest’anno ha fatto registrare valori stabili o in crescita per vini, spiriti e aceti. Invece, sui consumi fuori casa di vino e bevande spiritose pesa l’effetto dell’inflazione, tranne che nella ristorazione di fascia alta.
Il mercato interno
Entrando maggiormente nel dettaglio dei dati presentati, secondo l’elaborazione dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma, il primo trimestre 2026 nella GDO italiana mostra dinamiche divergenti tra comparti. Il vino segna un lieve calo a volume (-1%), ma cresce a valore (+2,2%), con gli spumanti in accelerazione (+8,7%) su un trend che dura da oltre cinque anni. Gli spiriti mettono a segno un rimbalzo più sostenuto (+2,9% a volume), trainati dagli aperitivi alcolici e dai sodati; cresce anche il Gin, mentre la Grappa rimane in terreno negativo.
Segno positivo per gli aceti, con vendite in GDO in crescita sia a valore (+2,4%) che a volume (+1%), trascinate dalla brillante performance dell’aceto di mele e dalla stabilità dell’Aceto Balsamico di Modena IGP.
L’export
Sul fronte internazionale, il primo trimestre 2026 si è aperto in frenata per tutti i grandi Paesi produttori di vino a causa di una contrazione generalizzata del valore delle importazioni a valore registrata sui 12 principali mercati di riferimento (-17,1%), con il massimo calo espresso dagli Stati Uniti, con il -38,9% di valore delle importazioni rispetto allo stesso trimestre del 2025, seguito da Cina -10,6% e Canada -10,5%. Un quadro nel quale le esportazioni italiane hanno evidenziato un calo a valore del 13,3%, performando meglio rispetto al calo complessivo della domanda.
L’export di spiriti registra invece una variazione decisamente positiva nel primo bimestre (+5,8%), performance trainata dalle esportazioni verso Spagna e Regno Unito.

Buone notizie dagli Stai Uniti
Una Consumer Survey dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma, condotta su 1.200 consumatori statunitensi di vino, spiriti e Aceto Balsamico di Modena IGP, ha mostrato un quadro di straordinaria fedeltà al brand Italia da parte dei consumatori USA. Nonostante l’aumento dei prezzi legato ai dazi sia stato avvertito dalla grande maggioranza degli acquirenti, meno del 10% ha sostituito i prodotti italiani.
Di fronte a una prospettiva di rincaro del 20%, una quota significativa di consumatori dichiara che non modificherebbe le proprie abitudini d’acquisto. Il principale driver di scelta resta l’alta qualità percepita, che i consumatori americani associano ai vini italiani (47%), agli spirits (48%) e all’Aceto Balsamico di Modena IGP (42%).
Il mondo Fuori casa
Le evidenze dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con TradeLab fotografano un mercato dei consumi complessivi fuori casa che chiude il 2025 con un valore pari a 102 mld € e un volume di visite di 9,6 mld. La ristorazione indipendente traina il settore con un valore di circa 55 mld €, in leggera crescita verso l’anno precedente.
L’orientamento al consumo di vini e liquori nella ristorazione registrato da TradeLab presso un campione di 1.000 consumatori pesato in base alla distribuzione della popolazione italiana per classe di età e sesso indica orientamenti fortemente caratterizzati da disponibilità di spesa e fascia di esercizi. Il 55% dei frequentatori di ristoranti di fascia alta dichiara, infatti, di consumare “sempre” vino o bollicine; il dato si abbassa notevolmente nei ristoranti di fascia media 25% e di fascia bassa 11%. Situazione analoga per la categoria amari e dopo pasto.
Nel percepito dei consumatori, la categoria vini e bollicine assume un’importanza centrale: il 67% dichiara che la scelta di un buon vino influisce in maniera importante sulla qualità complessiva dell’esperienza al ristorante.
Le evidenze raccolte mostrano inoltre segnali di evoluzione nelle preferenze, soprattutto tra le fasce più giovani, con un interesse crescente verso proposte come vini biologici o naturali (percepiti come interessanti per il 53% dei 18-24enni) e, in misura più selettiva, vini senza alcol o a basso contenuto alcolico.
Il commento di Federvini
“Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti – ha dichiarato il Presidente di Federvini Giacomo Ponti. – Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-USA si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione. Guardiamo al futuro con fiducia: siamo portatori di un valore strategico - economico, culturale, identitario - che nessun dazio può intaccare.”






