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L’allevamento bovino è il secondo comparto dell’agricoltura altoatesina per numero di imprese femminili. Il 2026 è l’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici: tutte coloro che lavorano nei sistemi agroalimentari, in ambito formale o informale, indipendentemente dalla proprietà della terra o dallo status occupazionale.

In Alto Adige ci sono 607 imprese femminili attive nell’allevamento bovino da latte. Rappresentano il 22,1% delle 2.745 imprese femminili dell’agricoltura altoatesina: in altre parole, più di una su cinque opera proprio in questo comparto. Se si considera invece l’intero settore dell’allevamento bovino da latte, le imprese femminili costituiscono l’11,6% delle 5.214 imprese attive (Fonte: InfoCamere-StockView Sede Più, imprese attive con sede in Alto Adige).

Bisogna poi considerare che questi dati rilevano le imprese femminili, ma non tutte le donne che lavorano nel settore. Nei masi, infatti, molte partecipano alla gestione dell’attività agricola come collaboratrici familiari, anche quando non figurano formalmente alla guida dell’impresa.

L’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici 2026, proclamato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e coordinato dalla FAO riguarda tutte le donne che lavorano nei sistemi agroalimentari, in ambito formale o informale, indipendentemente dalla proprietà della terra o dallo status occupazionale.

“L’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici rappresenta un’importante opportunità per dare maggiore visibilità alle donne contadine e far sentire con più forza la loro voce. Il loro contributo all’agricoltura, alla società e alle aree rurali merita di essere maggiormente riconosciuto e valorizzato - afferma Antonia Egger, presidente dell’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi -. Grazie al loro impegno, contribuiscono in modo determinante alla qualità della vita nelle zone rurali e partecipano attivamente, spesso a titolo volontario, alla vita sociale delle comunità”.

Il loro contributo non riguarda soltanto la cura quotidiana del maso. “Nei nostri masi ci sono molte donne competenti che mettono a disposizione conoscenze, esperienza e una vi-sione lungimirante. Sono spesso la forza trainante dell’innovazione e dello sviluppo di nuovi progetti e contribuiscono al successo e alla sostenibilità economica dei masi nel lungo pe-riodo”, prosegue Antonia Egger. Molte donne si occupano inoltre delle attività amministrative e degli adempimenti burocratici, affiancando a queste responsabilità la cura della famiglia, della casa e degli spazi del maso. A questo ruolo centrale non corrisponde sempre un riconoscimento formale. La titolarità delle aziende agricole resta prevalentemente maschile, molte donne lavorano come collaboratrici familiari e la presenza femminile nelle cooperative e negli organi decisionali del settore continua a essere limitata. A ciò si aggiunge un carico di lavoro spesso multiplo: numerose contadine svolgono un’attività anche al di fuori del maso e il reddito che ne ricavano contribuisce in modo significativo alla tenuta economica dell’azienda agricola. La gestione simultanea del lavoro esterno, del maso e della famiglia comporta per molte donne un impegno particolarmente gravoso, anche sul piano fisico.

Annemarie Kaser direttrice della Federazione Latterie Alto Adige 2Annemarie Kaser, direttrice della Federazione Latterie Alto Adige, conosce questa realtà fin dall’infanzia. Cresciuta a Luson, in un maso di montagna, ha sperimentato direttamente quanto impegno e responsabilità si celino dietro ogni litro di latte. “Le donne sono da sempre un pilastro della produzione lattiero-casearia, eppure si parla ancora troppo poco della complessità del loro ruolo. Oggi una contadina è spesso allevatrice, imprenditrice, amministratrice, madre e responsabile della commercializzazione e della comunicazione del maso. È un lavoro moderno, qualificato e indispensabile. Le contadine custodiscono tradizioni preziose, ma sono anche protagoniste dell’innovazione, della sostenibilità e dello sviluppo dei masi di montagna”, sottolinea Kaser. La responsabilità delle contadine non si ferma mai alla stalla. Il lavoro nei prati e negli alpeggi contribuisce a preservare la biodiversità e il paesaggio culturale dell’Alto Adige e a mantenere vive e produttive le aree montane.

Il ruolo delle associazioni e delle cooperative

La Federazione riunisce le 9 cooperative lattiero-casearie altoatesine, di cui sono soci circa 4.000 masi di montagna. “Il sistema cooperativo altoatesino rappresenta uno dei principali punti di forza della nostra filiera. Permette anche ai masi più piccoli e situati nelle zone più remote di continuare a produrre latte e di ricevere un’equa valorizzazione del proprio lavoro. In un territorio di montagna come il nostro, raccogliere il latte può richiedere percorsi lunghi e complessi, ma il principio cooperativo garantisce che nessun produttore venga lasciato indietro. Questo significa preservare l’agricoltura di montagna, mantenere vivo il territorio e offrire prospettive anche alle nuove generazioni”.

Con circa 17.000 membri, l’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi è la più grande organizzazione femminile dell’Alto Adige. Nel ruolo di vicepresidente, Bettina lavora per fare rete tra le donne, promuovendo occasioni di formazione e confronto in ambito economico, culturale e sociale. Tra queste rientra il progetto scolastico dedicato al latte, attraverso il quale alcune contadine incontrano i bambini delle classi delle scuole primarie per parlare di agricoltura regionale, alimentazione, natura e origine degli alimenti. “Con i loro programmi educativi, le contadine dell’Alto Adige trasmettono preziose conoscenze sulla natura, a beneficio d

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