Solo il 2% dei “pizzaioli” è donna. In vista della giornata della donna, Giusy Ferraina, che ha firmato il libro “Pizza (re) Connection”, ha fornito alcuni dati e riflessioni sulla presenza delle donne nel mondo della pizza.
L’arte della pizza viene ancora preferibilmente trasmessa da padre in figlio, causando inevitabilmente un’esclusione delle donne. Anche se i dati della presenza femminile nel mondo della pizza migliorano, si tratta per lo più di figure con ruoli organizzativi e relazionali dell’impresa.
Giusy Ferraina, autrice di “Pizza (re)connection” (Dario Flaccovio Editore) vede nei social un’occasione di miglioramento per la presenza delle donne in questo mondo. “La pizza si è evoluta, così come la cultura che la circonda. Il pizzaiolo – e la pizzaiola – stanno seguendo una traiettoria sempre più simile a quella del cuoco: studio, tecnica, ricerca, visibilità. Non è un caso che oggi il settore abbia le sue vere e proprie pop star. Ed è proprio dai social e dagli eventi dedicati che ci accorgiamo di come le donne siano ancora in netta minoranza rispetto agli uomini. Allo stesso tempo, però, non sono più un’eccezione da spiegare: sono una presenza concreta e quotidiana, destinata a crescere insieme al comparto”.
Le differenze di approccio tra uomo e donna
Il riferimento al fatto che si tratti di un mestiere che si trasmette “di padre in figlio” ha conseguenze molto evidenti. “Una differenza fondamentale sta nell’approccio al mestiere: la donna lo sceglie, mentre l’uomo, in passato, spesso lo ha “subito”. Per molti uomini, era un lavoro facile da imparare, un ripiego per avere un’occupazione, spesso legato alla tradizione familiare – trasmesso da padre in figlio. Le donne, così come tanti giovani della nuova generazione del mondo pizza, scelgono questo settore per passione, interesse personale e piacere di fare questo lavoro. Nessuna imposizione, nessun ripiego. E questo si riflette nelle competenze più solide, nella continua ricerca e formazione a cui si dedicano. Fateci caso: la pizza contemporanea, slegata dalle tradizioni locali, ha molteplici espressioni femminili”.
Per quanto riguarda la presenza di donne imprenditrici: “La presenza delle donne nel mondo della pizza sta aumentando non tanto come artefici della pizza, ma come imprenditrici che costruiscono un’impresa intorno a questo prodotto. Un esempio nazionale è Roberta Esposito, pizzaiola per caso nella pizzeria di famiglia, che ha saputo creare intorno al suo nome, al suo stile e alla sua immagine un vero marchio, diventando un punto di forza e di successo anche per altri progetti”.

Alcuni dati
I dati dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana (che guardano al contesto Campania) offrono un quadro più chiaro della situazione.
La presenza delle donne nel comparto della pizza napoletana è significativa sul piano imprenditoriale e gestionale: “il 38,5% delle attività è di proprietà femminile e nel 50,5% dei casi le donne ricoprono il ruolo di responsabili di sala. Questo dato racconta un protagonismo concreto nella dimensione organizzativa e relazionale dell’impresa – commenta Ferraina - soprattutto nelle funzioni di coordinamento, accoglienza e gestione del cliente. Le donne, dunque, non sono marginali nel settore e presidiano ambiti decisionali e strategici fondamentali per la vita della pizzeria”.
Se la presenza femminile è rilevante nella proprietà e nel management, diventa quasi invisibile nel ruolo tecnico-artigianale: “solo il 2% di chi lavora al forno è donna. La figura della pizzaiola resta un’eccezione in un contesto ancora fortemente maschile, soprattutto nella dimensione operativa e simbolica del mestiere”.
Il 74,3% delle imprese è a conduzione familiare, un dato che contribuisce a spiegare la difficoltà di accesso delle donne al ruolo di pizzaiola. La trasmissione del sapere artigianale avviene prevalentemente all’interno di nuclei familiari dove il mestiere è storicamente passato di padre in figlio, consolidando una continuità maschile nella professione. “Questo modello tradizionale, pur rappresentando un elemento identitario del settore, può trasformarsi in una barriera strutturale all’ingresso femminile nelle posizioni tecniche”.
Avere dati certi a livello nazionale è difficile, però una cosa è certa: le donne in pizzeria ci sono, non sono poche, ma restano numericamente inferiori rispetto agli uomini, in Italia si stimano circa 9.000 donne attive nel comparto pizza che tradotto in numeri percentuali sono l’11% sul panorama generale. Le donne aumentano tra le nuove generazioni e sono più propense alla formazione, con grande attenzione a questo lavoro. Sono donne che non hanno una tradizione locale o familiare, e con un’idea di pizza moderna e contemporanea”.
Il volume di Giusy Ferraina, dal titolo “Pizza (re) Connection 
edito da Dario Flaccovio Editore.






