A settembre le quotazioni del mais su Euronext sono aumentate del 46% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre a Bologna il rialzo si è fermato al 15%. Secondo Areté, pesano il peggioramento delle prospettive produttive nell’Unione europea e le difficoltà delle esportazioni ucraine.
La Commissione europea ha ridotto a 48,3 milioni di tonnellate la stima della produzione per la campagna 2026/27, il livello più basso dal 1994. In Francia, fine settembre, solo il 23% delle colture era giudicato in condizioni buone o eccellenti.
Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), la minore produzione europea porterà le importazioni a un livello record, in aumento del 17,5% rispetto alla campagna precedente. Le scorte sono invece attese in calo del 18%, ai minimi dalla campagna 2007/08.
A complicare gli approvvigionamenti contribuisce la situazione in Ucraina: le piogge rallentano le operazioni di raccolta, mentre gli attacchi russi continuano a ostacolare le esportazioni attraverso il Mar Nero.
Negli Stati Uniti, al contrario, la revisione al rialzo delle stime produttive ha favorito una flessione dei prezzi a inizio ottobre. La divergenza tra i due mercati ha ampliato il divario tra le quotazioni europee e quelle statunitensi: il cosiddetto premio del mais europeo, ossia la differenza di prezzo rispetto a quello americano, ha raggiunto circa 98 euro a tonnellata, oltre il doppio della media delle ultime cinque campagne.






