Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro di cui la gran parte nei consumi domestici, 5,5 mld, mentre oltre 1,35 mld di euro sono consumi che passano per il canale fuori casa.

Nomisma ha presentato i numeri del mercato in occasione di Rivoluzione Bio 2026, la manifestazione promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Assobio, con il supporto di ICE Agenzia e a cura di Nomisma.

La Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024 – fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati Anno 2025 perimetro omnichannel).

Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio, che nell’ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.

Le dimensioni del mercato bio Rivoluzione Bio 2026

Il biologico nel fuori casa

Il fuori casa nel biologico rappresenta un canale strategico – non solo per il suo peso numerico (20% dei consumi) e per l’ampia consumer base (negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio nel canale away from home – il 35% è frequent user) – ma anche perché offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina. Questo vale tanto per la ristorazione commerciale quanto per quella collettiva, entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del bio.

L’indagine realizzata appositamente da Nomisma su questo canale evidenzia che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti/propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele. Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici.

Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%). Accanto a questo driver, tra le ulteriori motivazioni il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%). Tra le motivazioni che spingono a introdurre prodotti biologici c’è anche la sinergia tra i diversi attori della filiera: alcuni ristoratori (38%) propongono prodotti bio proprio perché attivati dai produttori locali.

I margini di miglioramento ulteriore per la presenza del biologico nel fuori casa non mancano, uno in particolare riguarda il fatto la conoscenza del biologico: per dirlo meglio, oggi il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale.

La conoscenza del bio e margini di crescita Rivoluzione Bio 2026

Le prospettive sono comunque assolutamente all’insegna dell’ottimismo. Il 26% degli operatori prevede infatti un incremento del valore degli acquisti di materie prime bio nei prossimi 2-3 anni. Parallelamente, il 28% si aspetta un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come strategia delle famiglie per contenere la spesa, rendendo ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.

“I dati dell’Osservatorio SANA fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo, con una componente ‘fuori casa’ ormai strategica, capace di avvicinare nuovi consumatori e valorizzare la filiera ” – dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – “Il bio nell’away from home deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione. Dall’indagine, infatti, emerge come gran parte degli operatori desiderino accrescere la propria conoscenza sui metodi produttivi e sugli effetti del bio su ambiente, salute e benessere animale. Per cogliere questo obiettivo crediamo fermamente che si debbano costruire nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali”.

La forza delle esportazioni italiane

Matteo Zoppas, Presidente ICE ha fatto luce invece sul ruolo delle esportazioni per il biologico italiano. “La collaborazione tra ICE, Rivoluzione BIO e SANA è rivolta a promuovere una componente qualificata del nostro agroalimentare: il biologico, infatti, rappresenta una scelta di valore che i mercati internazionali stanno riconoscendo. L’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente e un incremento straordinario del 174% rispetto al 2014.

Il binomio “Bio – Made in Italy” offre la possibilità di farsi percepire nei mercati chiave — per citarne alcuni, Germania, Francia, Stati Uniti — come sinonimo di qualità certificata, affidabilità e autenticità. È un capitale reputazionale costruito in anni di lavoro e che dobbiamo continuare a proteggere e valorizzare. Numeri che si rispecchiano nella crescita dell’intero comparto agroalimentare italiano che ha toccato nel 2025 il record storico di 72,4 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente. Un risultato frutto di una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e filiere che vede il biologico come una componente dinamica della nostra offerta agroalimentare all’estero”.

 

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