Gli indicatori di aderenza alle linee guida nutrizionali rappresentano strumenti fondamentali per analizzare i modelli alimentari e il loro impatto sulla salute pubblica e sulla sostenibilità ambientale. Il crescente consumo di alimenti ultra-processati emerge come un fattore critico.
Nel corso degli ultimi quindici anni la qualità della dieta italiana è stata analizzata attraverso l’applicazione di indicatori compositi e l’uso della classificazione NOVA, con l’obiettivo di descrivere l’evoluzione dell’aderenza alle raccomandazioni nutrizionali e il ruolo crescente degli alimenti ultra-processati. Lo studio “The 15-year trend in adherence to dietary recommendations and ultra-processed food consumption in Italy”, pubblicato ad agosto 2025 (DOI: 10.3389/fnut.2025.1623827), ha utilizzato i dati di consumo alimentare provenienti dal database europeo EFSA relativi ai periodi 2005-2006 e 2018-2020, considerando la popolazione adulta e quella anziana e distinguendo per sesso.
Gli indici di qualità della dieta
Gli indici di qualità della dieta sono strumenti essenziali per valutare i modelli alimentari in relazione sia alla salute sia alla sostenibilità. Tali indici valutano quanto una dieta si allinei alle linee guida dietetiche stabilite o a specifici quadri nutrizionali, offrendo una misura quantitativa della qualità della dieta. Tra i più ampiamente utilizzati figurano l’Healthy Eating Index, il Mediterranean Diet Score e indici più recenti come l’EAT-Lancet Index e il World Index for Sustainability and Health (WISH), che integrano criteri di salute e sostenibilità ambientale utilizzando la Planetary Health Diet come riferimento. Le analisi comparative di questi indici forniscono informazioni preziose sulle variazioni regionali, demografiche e temporali delle abitudini alimentari, contribuendo a individuare le aree in cui sono necessari interventi nutrizionali mirati.
Gli indici di qualità della dieta valutano l’aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, un determinante importante della salute pubblica, data la loro influenza sul rischio di malattie non trasmissibili e sul benessere generale. La ricerca mostra costantemente che l’aderenza a tali linee guida rimane subottimale nelle diverse popolazioni. Vari fattori influenzano l’aderenza, tra cui lo status socioeconomico, le abitudini alimentari culturali, le conoscenze nutrizionali e la disponibilità di alimenti. Sono state inoltre osservate differenze di genere, con le donne che generalmente mostrano una maggiore aderenza alle raccomandazioni dietetiche rispetto agli uomini.
L’aderenza alle Linee Guida Italiane, misurata mediante l’Adherence to Italian Dietary Guidelines Indicator, ha mostrato valori complessivamente prossimi al 50% del punteggio teorico massimo, indicando un ampio margine di miglioramento. Nel tempo si è osservato un andamento divergente tra gruppi di età: negli adulti il punteggio medio è diminuito, mentre negli anziani si è registrato un lieve incremento. In entrambi i periodi le donne hanno evidenziato una maggiore aderenza rispetto agli uomini. Risultati analoghi sono emersi dall’applicazione del World Index for Sustainability and Health nella versione 2.0, che integra criteri di salute e sostenibilità ambientale. Anche in questo caso i punteggi medi si sono attestati intorno alla metà del valore massimo, con un miglioramento negli anziani e un peggioramento negli adulti.
Dieta mediterranea e consumi
Da un punto di vista geografico, i Paesi mediterranei tendono a presentare una maggiore conformità alle raccomandazioni dietetiche basate su alimenti di origine vegetale, in linea con i loro modelli alimentari tradizionali. Al contrario, i Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale mostrano un consumo più elevato di alimenti trasformati e prodotti di origine animale. Tuttavia, anche nell’Europa meridionale l’aderenza alla dieta mediterranea è progressivamente diminuita, un fenomeno descritto come occidentalizzazione della dieta. L’Italia non fa eccezione: diversi studi hanno documentato un declino significativo nell’aderenza alla dieta mediterranea, sebbene i risultati varino a seconda dell’indice utilizzato.
Nel 2021 è stato sviluppato l’Adherence to Italian Dietary Guidelines Indicator (AIDGI) per misurare quanto la popolazione italiana segua le linee guida dietetiche nazionali. Quando applicato ai dati nazionali di consumo alimentare, l’AIDGI ha mostrato che il 51% della popolazione non soddisfa le raccomandazioni, evidenziando un consumo eccessivo di carni trasformate, snack, bevande zuccherate e alcoliche, nonché un apporto insufficiente di latte e yogurt, frutta e verdura e legumi.
Come già evidenziato, i Paesi mediterranei si stanno progressivamente allontanando dai modelli alimentari tradizionali, riflettendo una più ampia occidentalizzazione dei comportamenti di consumo alimentare. Una caratteristica chiave di questo cambiamento è il crescente consumo di alimenti ultra-processati, ampiamente riconosciuti come indicatori di scarsa qualità della dieta.
L’analisi dei consumi ha evidenziato cambiamenti significativi nei gruppi alimentari. Frutta e verdura rimangono tra gli alimenti più consumati, sebbene il consumo di frutta sia diminuito negli adulti e aumentato negli anziani. Parallelamente si è osservata una riduzione dell’assunzione di latte, yogurt, cereali e patate, accompagnata da un aumento rilevante di snack dolci e salati e di bevande zuccherate. Particolarmente marcato è risultato l’incremento del consumo di frutta a guscio, pur restando generalmente al di sotto delle raccomandazioni.
L’applicazione della classificazione NOVA ha mostrato che gli alimenti non o minimamente processati costituiscono ancora la quota prevalente della dieta in termini di peso. Tuttavia, gli alimenti ultra-processati, pur rappresentando solo una piccola percentuale del consumo totale in grammi, hanno quasi raddoppiato il loro contributo energetico, passando da circa il 12% al 23% dell’apporto calorico complessivo. Tale aumento ha interessato soprattutto la popolazione adulta ed è stato associato a una maggiore quota di zuccheri, grassi saturi e grassi animali derivanti da questi prodotti.

Gli alimenti ultra-processati
Lo studio fornisce una visione completa dell’evoluzione dei modelli alimentari in Italia tra il 2005-2006 e il 2018-2020, confrontando le abitudini dietetiche con le Linee Guida per una Sana Alimentazione e con le raccomandazioni EAT-Lancet per una dieta sana e sostenibile. Il consumo di alimenti ultra-processati è stato inoltre esaminato come indicatore dell’occidentalizzazione della dieta. La dieta italiana è rimasta caratterizzata da un elevato consumo di alimenti tradizionali della dieta mediterranea, come frutta, verdura e cereali, che continuano a rappresentare i gruppi alimentari più consumati. Tuttavia, nel periodo di osservazione sono emersi cambiamenti significativi influenzati dall’età e dal genere. Gli adulti hanno mostrato un declino nell’aderenza alle raccomandazioni dietetiche, mentre gli anziani, in particolare le donne, hanno evidenziato punteggi più stabili o in miglioramento.
I risultati degli indici AIDGI e WISH2.0 hanno mostrato valori prossimi al 50% del punteggio massimo teoricamente raggiungibile, indicando un margine sostanziale di miglioramento nella qualità della dieta. I gruppi alimentari più critici sono risultati l’alcol e le carni trasformate, che hanno costantemente ottenuto punteggi nulli in entrambi gli indici. Anche il consumo di carne rossa, legumi e cereali integrali è risultato lontano dalle raccomandazioni, riflettendo una progressiva occidentalizzazione della dieta italiana.
L’analisi basata sulla classificazione NOVA ha confermato che il consumo di alimenti ultra-processati in Italia rimane inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Tuttavia, è stato osservato un aumento nel tempo, in particolare tra gli adulti. Sebbene gli alimenti ultra-processati rappresentino una quota ridotta del consumo totale in peso, il loro contributo all’apporto energetico è risultato sproporzionatamente elevato, raggiungendo circa il 23% dell’energia totale nel periodo 2018–2020.
Questo incremento ha comportato un aumento significativo della quota di zuccheri, grassi saturi e grassi animali derivanti da alimenti ultra-processati. Tali risultati suggeriscono che, pur non essendo ancora predominante, il consumo di questi prodotti potrebbe contribuire nel tempo a un peggioramento della qualità nutrizionale complessiva della dieta, soprattutto in specifici gruppi di popolazione.
Conclusioni
Lo studio evidenzia un graduale declino della qualità della dieta italiana nel tempo, principalmente riflesso nell’aumento del consumo di alimenti ultra-processati e in marcate differenze demografiche. Sebbene l’aderenza complessiva alle raccomandazioni dietetiche appaia relativamente stabile, ciò potrebbe in parte riflettere il fatto che le attuali linee guida non distinguono esplicitamente tra alimenti ultra-processati e alimenti minimamente processati, un aspetto con importanti implicazioni per la salute pubblica.
Nel complesso, i risultati descrivono una progressiva erosione della qualità della dieta italiana, caratterizzata da una stabilità apparente nell’aderenza alle linee guida ma da un incremento sostanziale del peso nutrizionale degli alimenti ultra-processati, con implicazioni rilevanti per la salute pubblica e per l’adeguatezza degli attuali strumenti di valutazione dietetica. È necessario integrare maggiormente il grado di trasformazione degli alimenti nelle politiche nutrizionali e negli strumenti di valutazione della qualità della dieta, al fine di affrontare in modo più efficace le sfide emergenti legate alla salute e alla sostenibilità.
Diletta Gaggia





