Il tema della ricerca è centrale per generare valore lungo tutta la filiera birraria e rendere il comparto sempre più competitivo. Nel nostro Paese ci sono esempi di eccellenza al lavoro su orzo, malto e luppolo.
Un talk organizzato da Carlsberg Italia è stato dedicato all’innovazione e al ruolo della ricerca sulle materie prime per l’industria birraria italiana, un comparto da oltre 10 miliardi e oltre 100 mila operatori.
Al centro dell’incontro il ruolo cruciale della ricerca e dell’innovazione applicate alle materie prime, un driver fondamentale per generare valore lungo tutta la filiera birraria e rendere il comparto sempre più competitivo: il settore, infatti, si trova oggi ad affrontare sfide complesse - dalla sostenibilità alle nuove esigenze dei consumatori - che richiedono una collaborazione forte tra aziende, istituzioni e mondo accademico. In questo confronto, protagonista anche una materia centrale come il luppolo, inteso non solo come ingrediente chiave per la produzione della birra, ma come simbolo di un modo di fare impresa che mette al centro ricerca, filiera agricola e collaborazione.
Eccellenze italiane
Sul fronte della ricerca è intervenuta Ombretta Marconi, Direttrice del CERB all’Università di Perugia. Il Centro di Eccellenza per la Ricerca sulla Birra è il primo di questo genere nel nostro paese: promuove l'eccellenza nella ricerca, la sperimentazione, le analisi e la formazione nel settore agroalimentare, con particolare attenzione alla birra e alle sue materie prime. La direttrice si è concentrata in particolare sulle ricerche per migliorare la qualità e l’adattabilità dell’orzo in tutta la filiera: “La ricerca su orzo e malto è strategica dal punto di vista della sostenibilità, ma anche per il Made in Italy: bisogna studiare le varietà che ben si adattano ai nostri territori, al nostro clima, in ottica di trasformazione. Per fare questo serve un’integrazione tra ricerca, industria, territorio e quindi con le istituzioni, per portare alla valorizzazione dei processi produttivi sostenibili e della materia prima italiana”.

Per Il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, la prima ricercatrice Katya Carbone ha invece spiegato: “La ricerca è il motore della sostenibilità, che si alimenta di conoscenze e sperimentazione. Il compito del CREA è trasferire competenze agli operatori per favorire scelte consapevoli di lungo periodo. A proposito del luppolo coltivato in Italia, la connessione tra campo e post-raccolta è fondamentale: la qualità del luppolo dipende infatti da una filiera che deve essere virtuosa in ogni suo passaggio”.
I laboratori di Copenaghen
Alla luce dello stretto legame tra Carlsberg e la Danimarca, sua terra di origine, Francesca Zaccarelli, AgriFood Senior Expert dell’Ambasciata di Danimarca ha sottolineato come innovazione e ricerca possano cambiare le sorti dei settori agroalimentari e di come per la Danimarca sia strategico affiancare le eccellenze del Made in Italy, creando scambi per un futuro più sostenibile e quindi anche birra più sostenibile e più etica.
Il ruolo che l’innovazione in un’azienda globale ma con radici nel territorio italiano come Carlsberg Italia, globale è stato sottolineato dal Direttore Alius Antulis, Managing Director. Tra i punti di forza il ruolo svolto nello sviluppo di tecnologie proprietarie come DraughtMaster, l’innovativo sistema di spillatura testato e lanciato proprio nel nostro Paese, che consente di migliorare qualità del prodotto, efficienza e sostenibilità. Invece a livello globale Carlsberg Group ha destinato più di 20 milioni di euro in ricerca e sviluppo, un approccio che affonda le sue radici nella lunga tradizione dei Laboratori Carlsberg di Copenaghen, pionieri di innovazioni cruciali per il settore come la scoperta del primo ceppo puro di lievito a bassa fermentazione o l’invenzione della scala del pH: questo polo d’eccellenza rappresenta ancora oggi un punto di riferimento internazionale per la ricerca scientifica a livello globale.






