Il ruolo dell’Italia nella cooperazione internazionale; le partnership pubblico-privato; l’importanza di diversificare la produzione: le priorità al centro del dibattito che coinvolge i principali attori del mondo del caffè. Italia, leader in Europa e oltre 1000 torrefazioni attive.
In occasione della Giornata Internazionale del Caffè, il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food ha organizzato l’evento “Il caffè italiano: un prodotto unico, una filiera in continua evoluzione” cha ha riunito a Roma istituzioni, torrefattori e Paesi produttori per celebrare la bevanda ma anche per discutere il futuro di una filiera strategica per il Made in Italy.
Tra i temi in discussione anche l’evoluzione delle abitudini di consumo di caffè in Italia e lo sviluppo dell’ACT Coffee Programme, una iniziativa che sostiene la trasformazione della filiera africana del caffè nella direzione della sostenibilità e della creazione di valore condiviso tra Paesi produttori e trasformatori.
Una filiera da quasi 6 miliardi di euro
Dietro uno dei gesti più semplici e riconoscibili della quotidianità italiana c’è un settore industriale di primo piano, con numeri da record. Nel 2025, in Italia sono state prodotte 424.168 tonnellate di caffè tostato e solubile: il nostro Paese si attesta quindi come primo produttore di caffè tostato nell’Unione Europea. Il comparto conta circa 1.000 torrefazioni e sviluppa un fatturato di 5,9 miliardi di euro. Il consumo complessivo annuo raggiunge 287.143 tonnellate, pari a 4,9 kg pro capite, equivalenti a circa 812 tazzine di espresso all’anno per persona.
Sul mercato, il macinato rappresenta il 64% delle vendite, le cialde il 24%, il solubile l’8% e il caffè in grani il 4%.
A monte della filiera, l’Italia importa 641.234 tonnellate di caffè verde, incluso il decaffeinato: circa due terzi Arabica e un terzo Robusta. Brasile e Vietnam, da soli, rappresentano il 57% dei volumi e il 54% del valore delle importazioni italiane di caffè verde.
Sul fronte della trasformazione e dell’export, l’Italia esporta quasi 280 mila tonnellate di caffè tostato, incluso il decaffeinato, e 4.550 tonnellate di caffè solubile. Il settore italiano si inserisce in un mercato globale che conta una produzione mondiale di 179 milioni di sacchi di caffè, con Brasile, Vietnam, Uganda, Colombia e Indonesia ai primi cinque posti tra i Paesi produttori extra UE.
L’evoluzione delle abitudini di consumo
Gli italiani amano il caffè, lo considerano parte della propria identità e difficilmente immaginano di rinunciarvi. Eppure, conoscono ancora molto poco il lungo viaggio che porta il chicco dalle aree di produzione alla tazzina.
È uno dei dati più significativi della nuova indagine “Evoluzione delle abitudini di consumo del caffè in Italia”, realizzata dal Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food e svolta da Altroconsumo su un campione di oltre 1.200 consumatori. Secondo la ricerca, tre italiani su quattro bevono regolarmente caffè e circa un italiano su due (49,5%) lo indica tra gli elementi che meglio rappresentano lo stile di vita e la cultura del Paese, praticamente alla pari con la pasta. Tra chi beve espresso, l’83% lo consuma ogni giorno.
Numeri che raccontano un legame profondissimo e che, tuttavia, non impediscono il paradosso: più della metà dei consumatori dichiara di non essere informato sulle diverse fasi di produzione del caffè e appena il 27% sa che in Italia non vengono coltivate quantità significative di caffè verde.
Dove e come si beve
Il 95% dei consumatori beve abitualmente caffè a casa, mentre il bar rimane un punto di riferimento per il 79%. E proprio tra le mura domestiche emerge uno dei dati più interessanti: moka e capsule sono ormai praticamente alla pari, rispettivamente modalità prevalente di preparazione per il 32,5% e il 31,2% dei consumatori; seguono le cialde con il 16,7% e le macchine espresso con caffè in grani con il 15,2%. Anche i canali di acquisto raccontano un mercato in evoluzione: il 78% compra il caffè al supermercato, ma il 29% acquista anche online.
E quando si sceglie quale caffè acquistare, a guidare è soprattutto il gusto: per circa il 76% dei consumatori è un elemento molto importante o fondamentale, davanti a offerte e prezzo, marca e tipologia di caffè. Ma il caffè rimane soprattutto un'esperienza: il 72% lo considera un'occasione per fare una pausa o stare in compagnia e l'87% lo associa al piacere personale. Un legame tanto forte che per il 72% dei consumatori rinunciare completamente al caffè sarebbe decisamente difficile.

Dall’Africa all’espresso Italiano: l’act Coffee Programme
Lo scenario internazionale è in profonda trasformazione: concentrazione geografica della produzione, tensioni sul lato dell'offerta, cambiamento climatico, necessità di incrementare produttività e qualità nei Paesi d'origine, sostenibilità ambientale e sociale, nuovi modelli di cooperazione e partnership pubblico-private. In questo contesto settore italiano punta a giocare un ruolo sempre più attivo, mettendo a disposizione dei Paesi produttori competenze, tecnologia, know-how industriale e capacità di trasformazione, con l'obiettivo di rafforzare la resilienza della filiera e contribuire a creare maggiore valore nei territori di origine.
L’Africa è un continente con un enorme potenziale produttivo e strategico. Ampliare e diversificare le aree di produzione significa contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e, allo stesso tempo, creare nuove opportunità di sviluppo economico e sociale per le comunità produttrici.
È qui che entra in gioco l’ACT Coffee Programme, iniziativa di punta del Piano Mattei per l’Africa e del Global Gateway dell’Unione Europea, che sostiene i Paesi africani produttori di caffè in una trasformazione strutturale della filiera.
Lanciato nel marzo 2025 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) con il finanziamento della Cooperazione Italiana, l’ACT Coffee Programme (Advancing Climate-Resilience and Transformation in African Coffee) è un programma internazionale che nasce con l’obiettivo di rafforzare la resilienza climatica dei Paesi produttori, sviluppare competenze locali, aumentare il valore generato nei territori di origine e promuovere nuove partnership tra istituzioni, organizzazioni internazionali e settore privato. Il programma è attivo in cinque Paesi prioritari, Etiopia, Kenya, Malawi, Tanzania e Uganda, con un modello pensato per estendersi a tutto il Continente.
Attraverso la creazione e il potenziamento dei Coffee Training Centres, il programma punta a costruire infrastrutture permanenti dedicate alla formazione, all’innovazione e alla diffusione delle migliori pratiche nel settore, creando nuove professionalità capaci di affrontare le sfide climatiche e di mercato. Accanto alla formazione, il programma lavora sull’accesso alla finanza, uno dei nodi più critici per il settore: sostiene i governi dei Paesi produttori nel mobilitare risorse per l’adattamento climatico, e sviluppa con partner privati strumenti innovativi per lo sviluppo della filiera e la gestione del rischio.






