Le esportazioni mondiali di prodotti food&beverage negli ultimi dieci anni sono cresciute del 76%, arrivando a superare i 1.430 miliardi di dollari. I dati di Nomisma segnalano che nel ranking mondiale, l’Italia occupa il sesto posto, con una quota del 4,7%, corrispondente a poco più di 67 miliardi di dollari.

In vetta alla classifica, con oltre 100 miliardi di dollari di prodotti alimentari esportati,  ci sono Paesi Bassi e Germania, poi Stati Uniti (90 miliardi), Brasile (82 miliardi) e Francia (71 miliardi).

Entrando nel dettaglio delle quote all’export detenute dai principali prodotti esportati dall’Italia, le percentuali cambiano radicalmente rispetto alla quota totale, alla luce di una leadership consolidata (o comunque di un posizionamento ai vertici) in alcuni specifici comparti.

È il caso, ad esempio della pasta, dove l’Italia domina l’export mondiale con una quota vicino al 28%, o del vino, dei prodotti lattiero-caseari e dell’olio d’oliva (2° posto dopo, rispettivamente, Francia, Germania e Spagna).

Accanto a tali comparti trainanti, ve ne sono altri dove la nostra quota all’export è più bassa ma in crescita nell’ultimo decennio. Come evidenziato nella figura allegata, si tratta dei prodotti da forno, per i quali la nostra quota è passata dal 6,4% del 2015 all’8,2% del 2025, della cioccolata (da 6,2% a 7,2%), delle conserve vegetali (da 6% a 7%) e del caffè (da 4,6% a 5,2%). Complessivamente, questi otto prodotti/comparti incidono per il 63% sull’export italiano di prodotti F&B, evidenziano quindi un’elevata diversificazione nell’assortimento dei prodotti esportati.

Quote allexport dellItalia

Un commento

“E’ importante segnalare come la crescita dell’export italiano abbia registrato una dinamica superiore a quelle di tutti i competitor che ci precedono in classifica, pari a +109% di aumento nel decennio considerato. Una crescita progressiva che si è rafforzata anche negli ultimi anni, in uno scenario di mercato estremamente complesso e carico di incertezze, tra guerre, tensioni geopolitiche e conflitti commerciali, a dimostrazione dell’ottima reputazione qualitativa di cui godono i prodotti alimentari del Made in Italy” ha evidenziato Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma.

I competitor

Tra tutti i principali esportatori mondiali, la crescita registrata dall’Italia è stata surclassata solamente da un paese, la Polonia, che nello stesso lasso di tempo ha aumentato il valore del proprio export alimentare del 169%, passando da 18 a quasi 49 miliardi di dollari. Scendendo invece nel dettaglio dei prodotti, la nostra leadership nell’export di pasta – pur non essendo in discussione – risulta “sotto attacco” da competitor emergenti come la Corea del Sud, la cui quota all’export è passata in dieci anni da meno del 4% al 10% o la Turchia (oggi arrivata al 5,2%).

“Ma più di tutti sembra essere la Polonia – e così si spiega anche la brillante performance citata sopra – ad incrementare la propria quota all’interno dei comparti dove abbiamo un posizionamento consolidato: tra questi va segnalato quello dei prodotti da forno, dove questo paese dell’Est Europa è passato dal 4% al 6% di quota e quello della cioccolata, dove la progressione è stata dal 5,7% al 7,5%, arrivando così a superarci” ha concluso Pantini.

Fonte: Nomisma

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