Per il mercato di arabica e robusta non mancano problemi. Lo zucchero tra ribassi dei prezzi e surplus di produzione. Per i prodotti a base latte qualche segnale di recupero.
I prezzi internazionali del caffè mostrano segnali di correzione. Tra gennaio e febbraio, sull’ICE, arabica e robusta hanno perso rispettivamente il 17% e il 14%. Areté segnala come a pesare sulle quotazioni siano soprattutto le prospettive di recupero produttivo nella campagna 2026/27.
In Brasile, le prime stime indicano un aumento complessivo del 17% rispetto alla stagione precedente, trainato dall’arabica. Anche in Indonesia si attende un raccolto abbondante, mentre il Vietnam accelera le esportazioni grazie a una maggiore disponibilità di prodotto.
Il mercato resta tuttavia fragile. Gli stock certificati di arabica risultano ancora nettamente inferiori ai livelli di un anno fa, mentre in Colombia produzione ed export sono in calo e dal Brasile le spedizioni restano limitate in attesa del nuovo raccolto. A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche, con ripercussioni sui costi energetici e sulla logistica globale.
Nel medio termine l’arrivo dei nuovi raccolti e il rallentamento della domanda sostengono un orientamento ribassista dei prezzi. Nel breve, però, scorte basse e incertezza internazionale mantengono elevato il rischio di volatilità.
Zucchero in surplus di produzione
A febbraio i prezzi dello zucchero hanno confermato una tendenza ribassista: -3,8% il grezzo e -4% il bianco su base mensile, con quotazioni oltre il 20% inferiori alla media delle ultime cinque campagne. Il premio del bianco sul grezzo si è attestato a 95,6 $/t (-14% sulla media quinquennale).
Alla base dei ribassi Areté evidenzia il surplus globale 2025/26. In Brasile la produzione ha raggiunto 40,2 milioni di tonnellate (+0,9% su base annua; +8% sulla media quinquennale), mentre in India la terza stima ISMA indica un aumento del 12%, con ulteriori 0,5 milioni di tonnellate autorizzate all’export. In Cina, l’ipotesi di una tassa sulle bevande zuccherate potrebbe frenare la domanda.
I ribassi sono stati solo in parte compensati dal rialzo del petrolio (+7,1% il WTI tra gennaio e febbraio) e dall’apprezzamento del real brasiliano (+2,75%), fattori che incentivano la produzione di etanolo. Le tensioni in Medio Oriente e i rischi per i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz – snodo strategico per circa un terzo del petrolio mondiale – mantengono elevata la volatilità energetica, con possibili ripercussioni indirette anche sul mercato saccarifero.
In UE i prezzi hanno perso un ulteriore 1% a febbraio, in un contesto di produzione 2025/26 superiore alle attese e stock su massimi pluriennali, anche per effetto dei nuovi contingenti a dazio zero dal Mercosur (180mila tonnellate dal Brasile e 10mila dal Paraguay).
In prospettiva 2026/27, la riduzione delle superfici – stimata al -3% nello scenario Areté – potrebbe tradursi in un calo produttivo del 9%, con ritorno dell’UE a importatore netto e progressiva erosione delle scorte.

Lattiero in ripresa
Dopo la fase deflattiva record avviata nell’estate 2025, a febbraio emergono i primi segnali di recupero per le principali commodity lattiero-casearie europee. Sulla piazza di Kempten le quotazioni medie mensili hanno registrato un +2,4% per il burro, +4,1% per il latte in polvere intero (WMP), +12,7% per lo scremato (SMP) e +0,4% per l’Edamer.
Il confronto con luglio 2025 evidenzia tuttavia livelli ancora significativamente inferiori: burro -41,5%, WMP -27,8%, Edamer -28,9%, mentre l’SMP risulta sostanzialmente stabile (-0,5%). Il latte intero tedesco spot quotato a Milano, nonostante un rimbalzo del +4,8% tra gennaio e febbraio, si mantiene del -63,8% rispetto ai valori estivi, sui minimi dal 2016. Il prezzo medio UE alla stalla, secondo la Commissione, è calato dell’1,9% tra dicembre e gennaio (-11,5% da settembre 2025). In Italia, l’accordo di filiera per il primo trimestre 2026 fissa un prezzo medio di 530 €/1.000 litri, circa il 7% in meno rispetto a novembre 2025.
Areté segnala come la pressione ribassista resti legata a un’offerta straordinariamente sostenuta. Nel secondo semestre 2025 le consegne di latte nell’UE sono cresciute del 4,1% su base annua, recuperando il calo del primo semestre (-1,2%). A metà febbraio 2026 Germania e Francia registravano produzioni superiori rispettivamente del +5,8% e +5,6% rispetto all’anno precedente. A sostenere l’offerta hanno contribuito condizioni climatiche favorevoli e un calo delle macellazioni (-7,1% tra luglio e novembre 2025), anche per le restrizioni sanitarie legate a bluetongue, afta e dermatite nodulare.
Il recente rimbalzo delle quotazioni è stato favorito dalla maggiore competitività dell’export UE, sostenuta dall’indebolimento dell’euro (-2,4% il cambio euro dollaro dai picchi di gennaio) e dalla riduzione dei dazi cinesi sui formaggi europei (ora tra il 7,4% e l’11,7%, rispetto al precedente intervallo 21,9%-42,7%). Tuttavia, restano fattori di rischio legati ai costi energetici legati anche alla situazione in Medio Oriente.
Per il 2026 lo scenario Areté prevede una produzione di latte UE in lieve flessione (-0,2% sul 2025), con cali per burro (-2,7%) e SMP (-0,6%) e una crescita contenuta dei formaggi (+0,4%, sotto la media decennale del +1,4%). In un contesto di domanda in ripresa e maggiore competitività internazionale, è atteso un progressivo riassorbimento delle scorte e un moderato recupero dei prezzi rispetto agli attuali livelli.






