Siamo tra i leader europei della circolarità ma restiamo indietro sulla transizione energetica: in cinque anni la dipendenza dai fossili è calata di appena il 4%, contro il -13% della media UE. Il Rapporto 2026 di Circonomia: “Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta”.
L'analisi, basata su un set di 23 indicatori, colloca quest'anno l'Italia al quarto posto tra gli Stati dell'Unione Europea, dietro Danimarca, Olanda e Austria, dopo molte edizioni sul podio. Nel blocco degli indicatori di circolarità e gestione dei rifiuti il Paese conferma una consolidata eccellenza nel riciclo e nell'uso efficiente delle risorse.
Va invece decisamente peggio sul fronte energetico e climatico, dove guidano la classifica Svezia e Danimarca nonostante lo “svantaggio” climatico rispetto ai Paesi mediterranei, che le obbliga a elevati consumi per il riscaldamento. L'Italia è sotto la media europea e in peggioramento rispetto allo scorso anno.
Il dato che più di ogni altro fotografa il ritardo: tra il 2019 e il 2024 il consumo di energia da fonti non rinnovabili, essenzialmente fossili, si è ridotto in Italia di appena il 4%, a fronte di un calo medio del 13% nell'UE. Un divario che pesa direttamente sulla bolletta: le misure contro il caro energia messe in campo dal Governo, su cui è stata raggiunta un'intesa con Bruxelles, intervengono proprio sull'aumento dei costi del gas, e più un Paese dipende da gas e fossili, più è esposto agli shock di prezzo.
Due velocità
Per il quarto anno consecutivo quasi tutti gli indicatori ambientali europei migliorano, pur con un ritmo rallentato: calano i consumi energetici procapite e quelli da fonti non rinnovabili, cresce la quota di rinnovabili nei consumi complessivi e nella produzione elettrica. Unica eccezione, l'aumento delle emissioni medie di CO₂ delle nuove auto immatricolate.
L'Italia registra performance più deboli della media UE e, in vari casi, un netto peggioramento. Dal 2022 la crescita italiana è sistematicamente inferiore a quella della media europea e dei Paesi leader della transizione, e negli ultimi dieci anni i miglioramenti del nostro Paese sono stati tra i più bassi d'Europa.
Tra il 2019 e il 2024 i consumi energetici procapite italiani sono diminuiti meno della media UE (-9% contro -12%). Anche le rinnovabili crescono troppo poco: la quota sui consumi finali è aumentata del 7% contro il 27% europeo (+30% in Germania, +35% in Francia, +42% in Spagna). Nel fotovoltaico, tra il 2019 e il 2025, l'Italia ha poco più che raddoppiato la capacità (+111%), mentre l'UE l'ha quasi triplicata (+173%): meglio di noi la Germania (+140%) e soprattutto la Spagna (+372%).
Il punto di forza resta il riciclo: l'Italia è eccellente per circolarità e recupero dei rifiuti (93%), nettamente sopra la media UE (61%), e il riciclo dei rifiuti urbani supera di poco la media europea (52,3% contro 48,1%). Riciclare significa risparmiare materia ed energia: è anche da questo patrimonio, che il Report invita a valorizzare e a mettere in relazione con le politiche energetiche, che può arrivare una risposta strutturale ai rincari.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
“L'immagine che emerge è quella di un ‘bicchiere relativamente pieno’, la circolarità, affiancato da un ‘bicchiere semivuoto’, la transizione energetica – ha dichiarato Roberto Della Seta, Direttore scientifico di Circonomia –. Il ritardo italiano nella decarbonizzazione è un grande problema non solo nella lotta alla crisi climatica: è un danno all'interesse generale del Paese, perché continuare a dipendere dai fossili nel mondo impazzito di oggi significa mettere a rischio la nostra sovranità e indipendenza. E, come mostra il caro energia, anche le tasche di cittadini e imprese”.





