Il Ministero dell’Agricoltura ha prorogato l’obbligo di indicare l’origine dell’ingrediente principale per alcuni alimenti di largo consumo. Una misura che riguarda da vicino imprese, tecnologi e consumatori e che punta a rendere più trasparente la filiera alimentare.
L’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’ingrediente principale resta in vigore anche nei prossimi anni. Con un nuovo decreto, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 una norma che interessa alcuni dei prodotti più presenti nella spesa quotidiana.
Secondo il ministro Francesco Lollobrigida, l’indicazione dell’origine consente ai consumatori di sapere con maggiore chiarezza cosa acquistano e contribuisce a tutelare il valore delle produzioni agricole e alimentari.
I prodotti interessati
La proroga riguarda alimenti per i quali l’origine della materia prima ha un peso rilevante nella percezione del prodotto. In particolare:
pasta di grano duro;
riso;
derivati del pomodoro;
latte e prodotti lattiero-caseari;
carni di ungulati domestici.
Per questi prodotti, l’etichetta deve riportare il Paese di origine dell’ingrediente che caratterizza maggiormente l’alimento, come il grano per la pasta o il latte per i formaggi.
L’indicazione dell’origine non è solo un’informazione per il consumatore finale, ma anche uno strumento che incide sull’organizzazione della filiera. Per le aziende del settore alimentare, la proroga significa continuità delle regole e maggiore certezza nella gestione di etichette e sistemi di tracciabilità già in uso.
Dal punto di vista informativo, la norma punta a ridurre ambiguità e messaggi fuorvianti, soprattutto nei casi in cui il prodotto richiama l’Italia nel nome o nella comunicazione, ma utilizza materie prime di diversa provenienza.
Il quadro europeo
A livello dell’Unione europea, le regole sull’informazione al consumatore sono definite dal Regolamento (UE) 1169/2011, che non impone in modo generalizzato l’indicazione dell’origine dell’ingrediente principale. L’Italia ha scelto di mantenere una disciplina nazionale più avanzata, prorogando un sistema già sperimentato negli anni precedenti.
La proroga si inserisce quindi in un contesto in cui il dibattito sull’origine degli alimenti resta aperto anche a livello europeo, tra esigenze di armonizzazione del mercato e richiesta di maggiore trasparenza.
Per tecnologi alimentari e operatori del settore, l’indicazione dell’origine è una questione che tocca aspetti normativi, comunicazione al consumatore e posizionamento commerciale. Per chi acquista, rappresenta invece un’informazione in più per orientare le proprie scelte.






