Il XXIII Rapporto Ismea-Qualivita certifica la crescita (+3,5%) e il boom dell’export (12,3 mld). Un sistema da quasi 900 eccellenze che sostiene l’agroalimentare, ma ora teme l’incognita dazi.
La DOP Economy italiana non è più soltanto un fiore all’occhiello simbolico del Made in Italy, ma si conferma una colonna portante imprescindibile e strutturale del sistema economico nazionale. I dati del XXIII Rapporto Ismea-Qualivita 2025 fotografano un comparto che, pur navigando in un contesto di tensioni geopolitiche internazionali e sfide climatiche senza precedenti, continua a macinare record e a guadagnare quote di mercato.
Il valore complessivo alla produzione del settore cibo e vino DOP IGP STG ha raggiunto i 20,7 miliardi di euro, segnando una crescita del +3,5% su base annua e consolidando un peso del 19% sull’intero fatturato dell’agroalimentare italiano. Un risultato che dimostra la capacità di resilienza di un sistema composto da 183.823 operatori e coordinato da 328 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf, capace di generare valore diffuso sui territori e di trainare l’export verso la soglia storica dei 12,3 miliardi di euro (+8,2%).

La struttura produttiva
Il sistema delle IG italiane poggia su una base solida e capillare. Nel 2024 la filiera conta 183.823 operatori (di cui 175.358 produttori e 31.724 trasformatori). Sebbene si registri una flessione numerica del -5,6% rispetto al 2023 – frutto di fenomeni di concentrazione e razionalizzazione marcati nel vino (-9,3%) e più lievi nel cibo (-1,0%) – l’occupazione viaggia in controtendenza. La filiera dà lavoro a 864.441 persone (+1,6% sul 2023). Di questi, la fase agricola assorbe 516.639 unità (+1,2%), mentre l’industria di trasformazione impiega 347.802 addetti (+2,1%), confermando la tenuta occupazionale del settore anche in momenti congiunturali complessi. Nello specifico, il comparto cibo occupa 597.250 addetti (+2,0%), mentre il vino ne conta 330.587 (-0,6%).
Più giovani e più istruiti
Un focus inedito realizzato con l’Istat svela inoltre un profilo imprenditoriale qualitativamente superiore alla media. Le aziende della DOP Economy sono guidate da imprenditori più giovani (il 15,2% è under 41 contro il 9,3% del totale censito) e più istruiti (il 20,1% dei capi azienda nel vino possiede un diploma o laurea in agraria). Soprattutto, mostrano una propensione all’innovazione quasi tripla: il 29,4% delle aziende IG ha effettuato investimenti innovativi nel triennio, contro una media nazionale dell’11,0%. Questo dinamismo si traduce in valore: la produzione standard media di un’azienda IG tocca i 168.000 euro, oltre tre volte i 50.000 euro della media agricola italiana.
Sostenibilità e scelte green
Ma l’identikit dell’azienda IG va ben oltre i fatturati: dietro le etichette c’è un’imprenditoria che sta cambiando pelle, scommettendo tutto su sostenibilità e territorio. I dati svelano un settore decisamente più “green” della media: le filiere certificate scelgono il biologico il doppio delle altre aziende (14%) e puntano forte sull’energia pulita, con quasi una realtà multifunzionale su cinque (19,3%) che produce rinnovabili in casa. E poi c’è il fattore accoglienza, che trasforma il prodotto in esperienza. Quasi la metà (45%) delle aziende che hanno diversificato l’attività ha aperto le porte al pubblico con agriturismi o fattorie didattiche, diventando un presidio sociale vivo per la comunità e non solo un luogo di produzione.

I comparti e i “big”
Analizzando le performance economiche nel dettaglio, emerge chiaramente come il valore sia concentrato su alcune grandi filiere che fungono da “locomotive” per l’intero agroalimentare. Il comparto cibo ha generato un valore alla produzione di 9,64 miliardi di euro (+7,7%), che al consumo lievita fino a 18,58 miliardi (+6,5%).
Scendendo nel dettaglio delle categorie, si nota una forte polarizzazione: i formaggi (5,86 mld €) e i prodotti a base di carne (2,25 mld €) assorbono da soli l’84% del valore totale della produzione del comparto. Tuttavia, le dinamiche di crescita più interessanti nel 2024 si registrano nei segmenti dimensionalmente minori ma ad alto valore aggiunto: spicca il balzo degli oli di oliva (+46,9%) e la solida performance delle paste alimentari (+11,0%) e degli aceti balsamici (+7,9%). Sostanzialmente stabile la panetteria (+0,7%), mentre l’Ortofrutta cresce del +6,0%.
Analizzando più nel dettaglio i singoli andamenti comparto per comparto.
Formaggi: rappresentano il 61% del valore totale del cibo IG, con 5,86 miliardi di euro (+10,5%). Il Grana Padano DOP si conferma leader assoluto con un valore alla produzione di 1.773 milioni di euro, seguito dal Parmigiano Reggiano DOP con 1.599 milioni e dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP con 529 milioni. Il Gorgonzola DOP (430 mln) e il Pecorino Romano DOP (338 mln) chiudono la top 5 dei formaggi.
Prodotti a base di carne: il settore vale 2,25 miliardi di euro (-0,9%). Il Prosciutto di Parma DOP guida con 950 milioni di euro, seguito dal Prosciutto di San Daniele DOP (402 mln) che cresce dell’8,5%. Bene la Bresaola della Valtellina IGP (+12,1%) e lo Speck Alto Adige IGP (+12,8%).
Ortofrutticoli e Cereali: valgono 392 milioni (+6,0%). Le Mele dell’Alto Adige IGP e della Val di Non DOP dominano, ma si registrano crescite a doppia cifra per Agrumi (+17%), Ortaggi (+16%) e Pomodori (+30%), mentre crolla la frutta in guscio (-47%).
Aceti Balsamici: dopo lo stop del 2023, il comparto riprende a correre con 386 milioni di valore alla produzione (+7,9%), trainato quasi interamente dall’Aceto Balsamico di Modena IGP (378 mln).
Olio Extravergine di Oliva: è l’anno del boom in valore. Nonostante le difficoltà produttive, il comparto segna un +46,9%, sfiorando i 200 milioni di euro (194 mln), grazie all’aumento dei listini e alla crescita produttiva del Terra di Bari DOP (+89,3% in valore).
Paste Alimentari: crescita a doppia cifra (+11,0%) per un valore di 307 milioni, grazie alla performance della Pasta di Gragnano IGP.
Nel comparto Vino DOP IGP, che conta 530 denominazioni, la stabilità complessiva (+0,1% per un valore di 11,04 miliardi dell’imbottigliato) nasconde dinamiche diverse. Il Prosecco DOP mantiene la leadership con un valore dello sfuso di 951 milioni di euro (+0,5%), seguito dalla Puglia IGP (110 mln, +19,6%) e dal Delle Venezie DOP (193 mln, +9,0%). Tra le grandi denominazioni, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOP frena (-17,3% in valore sfuso), mentre tengono il Chianti Classico (+2,3%) e l’Alto Adige DOP (+0,6%).
Da segnalare l’ingresso nel monitoraggio delle Bevande Spiritose: un comparto da 36 indicazioni geografiche (come Grappa, Brandy Italiano, Genepì), con 241 operatori e una produzione di 152.000 ettolitri idrati, concentrata prevalentemente in Trentino-Alto Adige (18 IG).
I territori e le regioni
La geografia della DOP Economy, sebbene veda ancora una forte concentrazione nel Nord Italia, mostra segnali di riequilibrio e vitalità diffusa, con 14 regioni su 20 in crescita.

Le quattro regioni del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige) si confermano il “motore pulsante” del sistema, cumulando un valore di 11,24 miliardi di euro (+2,8%), pari al 54% del valore totale nazionale. Il Veneto mantiene il primato assoluto con 4,94 miliardi di euro (+2,2%), trainato dal comparto vino che da solo vale 4,36 miliardi. L’Emilia-Romagna segue con 3,99 miliardi (+3,0%), confermandosi leader incontrastata nel comparto cibo (3,53 miliardi) grazie a filiere come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma. Il Friuli Venezia Giulia registra una delle performance migliori (+8,1%), superando la soglia degli 1,3 miliardi, spinto dalla crescita sia del cibo (+8,3%) che del vino (+8,0%).
Tuttavia, i numeri migliori in termini percentuali arrivano da altre aree. Il Nord-Ovest cresce del +7,1%, trainato da una Lombardia che, con un balzo del +13,1% (raggiungendo i 2,9 miliardi), consolida la terza posizione nazionale grazie agli ottimi risultati del comparto lattiero-caseario (Grana Padano in primis) e delle carni (Bresaola). Il Piemonte, pur frenando leggermente (-2,8%), mantiene un valore di 1,56 miliardi.
Ancora più significativo è il dato dell’area Sud e Isole, che cresce del +3,4% portandosi a 3,16 miliardi di euro. La Campania vale 945 milioni (+3,1%), sostenuta dalla Mozzarella di Bufala e dalla Pasta di Gragnano. La Puglia segna una crescita a doppia cifra (+12,2%), raggiungendo i 711 milioni, grazie all’exploit dell’olio e alla tenuta del vino. La Sicilia cresce del +4,0% (581 milioni), con un comparto cibo che balza del +27,8%. In controtendenza il Centro Italia (-0,9%), penalizzato dalle flessioni di Lazio (-7,9%) e Marche (-10,8%), nonostante la tenuta della Toscana (+0,5%) che vale 1,33 miliardi.
A livello provinciale, la classifica dell’impatto economico vede in testa Treviso (2,26 mld €), seguita da Parma (1,61 mld €) e Verona (1,40 mld €). Da segnalare l’ingresso di Brescia (1,03 mld €) nel “club dei miliardari”, con una crescita del +6,5%, e l’ottima performance di Mantova (+20,9%) che scala posizioni.
Export: record ma…
L’internazionalizzazione rimane la leva strategica fondamentale per la crescita del valore aggiunto. Le esportazioni di cibo e vino DOP IGP hanno toccato quota 12,3 miliardi di euro, con una progressione del +8,2% che porta il trend decennale a un impressionante +24,3% rispetto al 2020. Il settore cibo, in particolare, ha segnato un +91% di crescita dell’export dal 2014. Il comparto vino cuba da solo 7,19 miliardi (+5,2%), superando per la prima volta i 7 miliardi, mentre il cibo raggiunge i 5,15 miliardi (+12,7%). Tra le categorie alimentari più esportate spiccano i formaggi (3,04 miliardi, +16,0%), gli aceti balsamici (889 milioni, +8,7%) e i prodotti a base di carne (656 milioni, +9,2%).
Interessante la geografia dell’export: se il mercato UE assorbe la maggioranza delle esportazioni alimentari (59%), per il vino il mercato Extra-UE è dominante (62%). Gli Stati Uniti si confermano la destinazione numero uno assoluta con 2,76 miliardi di euro (+12,3%), seguiti dalla Germania (1,8 miliardi, +10,9%) e dal Regno Unito (1,02 miliardi, +2,6%). Tra le dinamiche dei mercati extra-UE, spicca il balzo della Russia che, contrariamente a quanto si sarebbe potuti pensare, registra una crescita del +45,6% in valore, attestandosi a 204 milioni di euro.
Proprio la forte esposizione verso gli Stati Uniti rappresenta oggi l’incognita maggiore. Un’indagine condotta in collaborazione con Origin Italia su 54 Consorzi di tutela ha rilevato che, a seguito delle tensioni commerciali e dell’introduzione di dazi nell’agosto 2025, il 48% dei Consorzi ha già registrato una riduzione dell’export verso gli USA. Per far fronte a questa minaccia, il 61% delle realtà sta pianificando strategie di diversificazione, orientando gli investimenti verso mercati alternativi come il Sud-Est asiatico e la Cina (27%) o rafforzando la presenza in Europa (23%). Solo un terzo dei Consorzi prevede un impatto strutturale sulla reputazione a lungo termine, mentre il 29% ritiene che il posizionamento del Made in Italy resti solido nonostante le tariffe.
I consumi domestici
Due parole, infine, su quello che accade a valle. Il rapporto segnala sul fronte interno, analizzando i consumi nel canale della Grande Distribuzione, quella che in gergo tecnico viene definita “una sostanziale tenuta”, pur in un contesto inflattivo. Questo si traduce, nel 2024, in una spesa per prodotti DOP IGP nella GDO di 6,2 miliardi di euro, segnando un +1,1% su base annua, a fronte di una crescita della spesa agroalimentare totale del +2,3%. La crescita riguarda sia il comparto cibo (+1,2%) che quello vino (+0,9%). Analizzando più in dettaglio:
- I formaggi crescono dell’1,0% in valore, trainati dal Grana Padano e dal Pecorino Romano, nonostante un calo dei volumi nel segmento a peso variabile.
- I prodotti a base di carne segnano un +1,3% in valore, ma a fronte di un calo dei volumi (-0,2%), indicando un effetto prezzo prevalente.
- L’olio extravergine DOP IGP registra un aumento della spesa del +24,8% guidato dall’inflazione, ma accompagnato da una sorprendente crescita dei volumi (+9,1%), segno che il consumatore riconosce il valore differenziale della certificazione anche a fronte di rincari importanti.
Il report Ismea-Qualivita 2025 ci consegna l’immagine di una DOP Economy solida, capace di reagire alle crisi con la forza della qualità e dell’organizzazione consortile, ma inserita in un contesto internazionale con dinamiche sempre più complesse, e quindi costretta dalle mutate condizioni a continuare con forza sull’innovazione e agendo su diversi mercati per proteggere, mantenere e consolidare il proprio primato mondiale.
di David Migliori
Due commenti
Sergio Marchi, Direttore Generale Ismea, traccia nel Rapporto un’analisi che va oltre i dati economici, identificando i pilastri che rendono la DOP economy un asset insostituibile. Il punto di partenza è la distintività: “Si tratta di prodotti la cui qualità nasce dall’interazione tra fattori ambientali, climatici, sociali e culturali; elementi che vengono definiti e tutelati all’interno di uno specifico disciplinare produttivo. È proprio questa relazione unica con il territorio che li rende irriproducibili altrove”. Ma la forza del sistema non risiede solo nel prodotto. Marchi individua nell’azione aggregativa il secondo motore del successo: il lavoro dei Consorzi di tutela e delle associazioni non è solo burocrazia, ma l’espressione di una “volontà condivisa di valorizzare e proteggere il patrimonio collettivo”, tutelandone al tempo stesso la dimensione economica e quella culturale.
Un modello che punta sulla sostenibilità sociale ed economica. Le Indicazioni Geografiche, spiega il Direttore Ismea, fungono da argine contro l’abbandono delle aree rurali, proteggono la “memoria culinaria” e le biodiversità locali. Il legame con il territorio permette poi alle aziende di diversificare, aprendosi all’accoglienza e alla vendita diretta: oltre 9.000 agriturismi italiani (più di un terzo del totale) producono almeno un prodotto certificato. La capacità di creare sinergie con altri settori chiave del Made in Italy, come il turismo e la ristorazione di qualità, innesca un circolo virtuoso che rafforza l’intero tessuto economico.
L’intervento di Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita, sposta l’analisi sulle ricadute strutturali del sistema IG. Il primo tema è la rigenerazione territoriale: la DOP Economy non genera solo fatturato, ma rivalutazione patrimoniale. Nelle aree a vocazione vitivinicola di pregio, i valori immobiliari e fondiari sono cresciuti ben oltre la media nazionale ed è stato stimolato tutto l’indotto del turismo enogastronomico. Sul fronte dei nuovi riconoscimenti, il 2025 segna un punto di svolta con le Olive Taggiasche Liguri IGP e il Giandujotto di Torino IGP. Si tratta di casi emblematici di “reshoring”: prodotti iconici che rischiavano la delocalizzazione e tornano patrimonio esclusivo del territorio. Rosati avverte però sulla necessità di applicare questo modello vincente anche all’ortofrutta, settore che pur ricco di denominazioni fatica ancora a esprimere un peso economico rilevante.
Il nuovo Regolamento UE
Il 2024 ha segnato uno spartiacque normativo fondamentale per il settore. Il 13 maggio è entrato in vigore il Regolamento UE 2024/1143, un vero e proprio “Testo Unico” che riunisce per la prima volta in un unico corpo normativo tutte le disposizioni relative alle Indicazioni Geografiche per cibo, vino e bevande spiritose. La nuova disciplina interviene su quelli che la Commissione europea ha definito “margini di miglioramento” del sistema: la sostenibilità, l’efficienza delle procedure di registrazione e, soprattutto, il rafforzamento del ruolo dei gruppi di produttori e della tutela ex officio.
Un punto qualificante della riforma è il potenziamento della tutela legale, anche online, e l’armonizzazione dei concetti di identità, similitudine ed evocazione, elevando le IG al rango di beni culturali e prodotti di “Alta Qualità”. Questo nuovo quadro normativo riconosce esplicitamente le IG come asset strategici per la competitività dell’agroalimentare europeo, fornendo strumenti più incisivi ai Consorzi di tutela per agire contro le contraffazioni e gestire i volumi produttivi in relazione alle esigenze di mercato.





