Meno animali negli allevamenti, una forte riduzione della produzione di carni rosse e, al contrario, una crescita significativa della raccolta di latte. È la trasformazione della zootecnia italiana negli ultimi vent’anni fotografata dal nuovo Focus “Produzioni agricole e zootecniche – Anno 2025” dell’Istat, che mette a confronto i dati dal 2006 al 2025.
Il patrimonio animale si è ridotto per quasi tutte le principali specie. Il calo più marcato riguarda gli ovini (-28,1%), seguiti dai suini (-15,6%) e dai bovini (-12,2%). I bovini sono passati da 6,1 milioni di capi nel 2006 a 5,4 milioni nel 2025. In controtendenza i bufalini, aumentati del 92,6%, e i caprini (+3,4%).
La riduzione degli allevamenti si riflette soprattutto sulle carni rosse. Tra il 2006 e il 2025 il peso delle carni bovine e bufaline macellate è diminuito del 40,9%, mentre per le carni ovicaprine il calo arriva al 56,2%. Anche la produzione suinicola si è ridotta, seppure in misura più contenuta (-16,9%).
Più carne avicola, cresce il ricorso alle importazioni
A fronte della contrazione delle carni rosse, il comparto avicolo ha registrato una forte espansione. Nel periodo considerato i capi avicoli macellati sono aumentati del 53% e il relativo peso morto del 56,8%. Ancora più significativa la crescita per polli e galline, con un aumento dell’89,4% del peso morto.

La minore produzione nazionale di carni rosse ha inoltre accresciuto il ruolo delle importazioni. Nel 2025 sono entrati in Italia 6,5 milioni di quintali di carne rossa, pari al 25,3% della produzione nazionale non esportata, contro il 19,3% del 2006.
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Meno bovini, ma più latte per capo
La dinamica del latte racconta invece una storia diversa. Nel 2024 la raccolta nazionale ha raggiunto 138,4 milioni di quintali, il 27,2% in più rispetto ai 108 milioni del 2006.
L’aumento è particolarmente significativo perché nel frattempo il numero dei bovini è diminuito. La crescita della produzione dipende quindi soprattutto dall’aumento della quantità di latte ottenuta mediamente da ogni animale: per i bovini si è passati da 58 a 86,2 quintali per capo, con un incremento del 54%.
Secondo Istat, a sostenere questa crescita della produttività sono stati la selezione genetica, l’innovazione nell’alimentazione degli animali e la modernizzazione delle tecniche di allevamento. L’aumento della produttività riguarda anche pecore (+45,1%) e capre (+54,5%), mentre diminuisce quella dei bufali (-28,4%).
La maggiore disponibilità di latte si è accompagnata a una crescita della produzione di formaggi (+17,7%) e di crema e panna da consumo (+18%), mentre è diminuita quella di burro (-21,3%) e di latte fermentato, compresi yogurt e altri derivati (-11,6%).
Il quadro che emerge è quindi quello di una zootecnia profondamente riorganizzata: meno capi, maggiore produttività per animale e un progressivo spostamento dalla produzione di carni rosse verso quella avicola, mentre il settore lattiero-caseario ha saputo aumentare la produzione nonostante la riduzione del patrimonio bovino.
Fonte: Istat, “Produzioni agricole e zootecniche – Anno 2025”, Focus pubblicato il 4 settembre 2026.





