Meno superfici dedicate ad alcune colture tradizionali, produzioni in calo e una crescente dipendenza dalle importazioni, ma anche una forte specializzazione in alcune filiere. È il quadro dell’agricoltura italiana che emerge dal nuovo Focus “Produzioni agricole e zootecniche – Anno 2025” dell’Istat, che mette a confronto l’evoluzione del settore nell’arco di quasi vent’anni, dal 2006 al 2025.
Tra le trasformazioni più evidenti c’è il ridimensionamento dei principali seminativi. Il mais ha perso il 51,2% delle superfici coltivate e il 42,7% della produzione, nonostante un aumento del 17,4% della resa per ettaro. Anche il frumento duro, una delle colture più importanti per l’agricoltura italiana, registra una riduzione della superficie (-15,5%) e della produzione (-9,3%). Per il frumento tenero il calo produttivo arriva invece al 21,4%.
In controtendenza alcune colture legate alla produzione di mangimi e proteine. La superficie coltivata a soia è cresciuta del 69,1%, mentre la produzione è aumentata del 94,6%. In forte crescita anche gli erbai monofiti, con una produzione quasi raddoppiata (+97,1%).
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Mais e frumento, cresce il ricorso alle importazioni
Il ridimensionamento della produzione nazionale si riflette direttamente sugli scambi con l’estero. Nel 2025 l’Italia ha importato circa 97 milioni di quintali di frumento, contro una produzione nazionale di 59,5 milioni. Ancora più evidente il caso del mais: le importazioni hanno raggiunto 70 milioni di quintali, mentre la produzione italiana si è fermata a poco meno di 55 milioni. Nel 2006 le importazioni erano inferiori a 20 milioni di quintali.
Anche la frutticoltura ha attraversato un forte processo di ridimensionamento. Tra il 2006 e il 2025 la produzione di pere è diminuita del 60,6%, quella delle pesche del 31,9% e quella delle nettarine del 43,5%. In crescita, invece, clementine (+20,3%), kiwi (+17,8%) e mele (+13,2%).

Il calo della produzione nazionale si accompagna, in alcuni casi, a un forte aumento delle importazioni. Per le pesche sono cresciute del 413,6%, per le pere del 199,1%, per le mandorle del 144,3% e per le nocciole del 144,1%.
Vino stabile, olio in forte calo
Il quadro cambia per le due produzioni simbolo dell’agricoltura italiana. La produzione di vino è passata dai 49,6 milioni di ettolitri del 2006 ai 47,8 milioni del 2025, con una flessione contenuta del 3,6%. La produzione di olio di oliva, invece, è diminuita del 37,6%, passando da 603,3 a 378,6 milioni di litri.
Proprio l’olio evidenzia una crescente dipendenza dall’estero: nel 2025 l’Italia ha importato 565 milioni di litri, pari a circa una volta e mezza la produzione nazionale. Nello stesso anno, però, quasi l’80% dell’olio prodotto in Italia è stato esportato.
Nonostante le difficoltà, l’Italia mantiene un peso rilevante nell’agricoltura europea. Con l’8,7% della superficie agricola utilizzata dell’Ue, è quinta dopo Francia, Spagna, Germania e Polonia. Il nostro Paese rappresenta inoltre il 75,2% della produzione europea di nocciole, il 52,8% di quella di riso, il 43,2% del frumento duro e il 42,1% del pomodoro in piena aria.
Fonte: Istat, “Produzioni agricole e zootecniche – Anno 2025”, Focus pubblicato il 4 settembre 2026.





